Assistenza e previdenza: il male oscuro dell’INPS

Inps-e-previdenzaIl welfare italiano si basa su tre pilastri: sanità, assistenza e previdenza. In questo articolo trattiamo di assistenza e previdenza e della situazione finanziaria dell’INPS, la più grande gestione pensionistica obbligatoria all’interno della UE.

La differenza tra assistenza e previdenza nasce dall’articolo 38 della nostra Costituzione che identifica la prima nel capitolo 1 e la seconda nel capitolo 2.

L’assistenza ha come obiettivo quello di tutelare i soggetti in condizioni di bisogno ed è attuata direttamente dallo Stato, Regioni ed Enti Locali con risorse derivanti da imposte. Può esplicarsi in forme diverse: economiche o prestazioni sociali.
La previdenza si basa, invece, su prestazioni derivanti esclusivamente dai contributi versati durante l’attività lavorativa (da parte dei lavoratori e dei datori di lavoro). Si tratta, in sostanza, di un salario “differito”.

In ogni Paese dove la trasparenza e il rispetto per il cittadino è all’ordine del giorno queste due voci sono separate e ben distinte, in Italia, invece, sin dal dopoguerra, questa differenziazione è stata molto debole. I Governi che si sono succeduti ha trasformato molte prestazioni assistenziali in previdenziali. Si pensi agli assegni sociali, alle voci relative ai disabili di diverso tipo, alla cassa integrazione, alla mobilità, all’integrazione al trattamento minimo e così via. Sin dal 1989 ( legge 88) il legislatore ha cercato di separare, all’interno del bilancio INPS, la previdenza dall’assistenza, istituendo una speciale gestione dei trattamenti assistenziali (GIAS) da finanziarsi a carico della fiscalità generale. La GIAS tuttavia non riguarda solo le prestazioni assistenziali ma anche talune previdenziali, non coperte correttamente dai contributi versati. Pochi esempi su tutti: le pensioni dei coltivatori diretti, le pensioni d’invalidità ante 1982, l’integrazione al trattamento minimo. Voce che, da sola, vale oltre 13 miliardi di euro e che deve essere inequivocabilmente iscritta all’assistenza.

Il tentativo di separazione proseguì, con pochi risultati, con le finanziarie del 1997 e del 1998. Quest’ultima bloccò gli anticipi di tesoreria (usati al posto dei trasferimenti generali) e cancellò il pregresso debito INPS pari a 160.000 miliardi di lire, posto a carico della fiscalità generale. da allora, le cose non sono cambiate, se i bilanci INPS continuano ad essere in rosso.

Con queste premesse, la separazione tra assistenza e previdenza è stata, e si mantiene ancora oggi, largamente artificiosa. Non è necessario essere dei commercialisti o degli esperti contabili per capire che nel bilancio INPS ci sono cifre ballerine, poco chiare, che mancano tutte le informazioni necessarie, spese assistenziali contenute all’interno di voci previdenziali, insomma un bilancio di sicuro poco trasparente. La continua commistione tra spesa assistenziale e spesa pensionistica “vera” determina il consumo, da parte dell’INPS di “risorse contributive a fini assistenziali e sociali“. Ma l’INPS non è un Ente benefico e ha il dovere, prima di tutto, di garantire le prestazioni previdenziali a coloro che hanno versato contributi e chi riceve assistenza sociale (di ogni tipo) va messo a carico di tutti, non di alcuni. Lo ha stabilito più volte la Consulta (sentenze 316/2010, 223/2012, 113/2013).

Se questa confusione continuerà nell’INPS, le “cicale” (tante o poche, colpevoli od incolpevoli) bruceranno le risorse delle “formiche”, che non potranno non reagire.

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