Previdenza in azienda – Il trattamento di fine rapporto

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Di cosa si tratta

Rappresenta una forma di retribuzione differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro (pensionamento, licenziamento, premorienza) che l’azienda dovrà liquidare.

Importo complessivo

L’importo che il datore di lavoro deve accantonare ogni anno è pari al 7,41% della retribuzione lorda percepita dal lavoratore.

Ipotizzando una retribuzione annua lorda di 30.000,00 il trattamento di fine rapporto maturato è pari a € 2.223,00 (il 7,41% di 30.000).

Importo maturato e importo accantonato

Lo 0,50% della quota maturata (7,41%) deve essere versata all’INPS come “contributo di solidarietà”.  Di conseguenza, l’importo effettivamente accantonato a favore del dipendente è il 6,91% della retribuzione annua lorda (7,41% meno lo 0,50%).

Ipotizzando una retribuzione annua lorda di 30.000,00 euro avremo:

  • Trattamento di fine rapporto maturato: € 2.223,00
  • Trattamento di fine rapporto accantonato in corso d’anno a favore del dipendente: € 2.073,00
  • Contributo di solidarietà INPS: € 150,00.

Rivalutazione annua

Al 31 dicembre di ciascun anno il trattamento di fine rapporto accantonato deve essere capitalizzato in base a un coefficiente composto da una componente fissa, l’1,5%, e una variabile, il 75% dell’indice ISTAT dell’inflazione.

Richieste di anticipazioni

A disciplinare l’anticipazione del trattamento di fine rapporto è l’art. 2120 c.c., comma 6-11. In breve, “il lavoratore che ha otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro può chiedere un anticipo del TFR non superiore al 70%. L'anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti dal trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro deve soddisfare annualmente le richieste entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti. E in ogni caso la richiesta deve essere giustificata:

  • dalla necessità di eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • oppure per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile”.

Consentito l’accordo tra datore di lavoro e lavoratore sull’anticipo del TFR

Lo stesso art. 2120 c.c. stabilisce un passaggio importantissimo perché consente a lavoratore e datore di lavoro di accordarsi sull’anticipo del TFR: “condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi possono altresì stabilire criteri di priorità per l'accoglimento delle richieste di anticipazione”. Quindi ogni singolo caso deve essere prima di tutto valutato CCNL alla mano, i quali possono disporre in ordine di arrivo le domande oppure indicare criteri di maggiore anzianità di servizio, tra le regole per l’anticipo del TFR.

La norma richiama però, e soprattutto, le condizioni di miglior favore previste da patti individuali. Ossia se c’è accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore, ogni richiesta di erogazione dell’anticipo del TFR può essere legittimamente accolta.

Può essere erogato, ad esempio, l’anticipo del TFR anche prima degli otto anni di servizio, per decisione del datore di lavoro, così come può essere soddisfatta una richiesta del lavoratore anche giustificata da casi diversi dalle spese sanitarie o acquisto di prima casa, ossia i due casi previsti dall’art. 2120 del c.c.., come ad esempio richiedere l’anticipo del TFR per estinzione del mutuo o per le adozioni internazionali.

Il datore di lavoro, se lo decide, può inoltre erogare l’anticipazione del TFR anche per più di una volta nel corso del rapporto di lavoro.

In sostanza, i patti individuali possono derogare alla disciplina sull’anticipo del TFR e c’è sostanziale libertà per le parti.

Normativa fiscale

Il trattamento di fine rapporto, ricordiamo, è escluso dalla contribuzione previdenziale e sia per le anticipazioni sia per l’erogazione alla cessazione del rapporto di lavoro, è assoggettato alla tassazione separata ai fini fiscali.

Nella fase di “accumulo” le rivalutazioni annue sono soggette a un’imposta del 17%.

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