Previdenza complementare, una fotografia e qualche riflessione

Durante il 2018 cresce il numero degli iscritti ai fondi pensione e i fondi negoziali (chiusi) costituiscono una parte importante della previdenza integrativa. Tuttavia il nostro Paese continua a patire un marcato ritardo sul versante della previdenza complementare.

 

Complessivamente i fondi negoziali hanno superato un patrimonio di 51 miliardi di euro con oltre 3 milioni di iscritti ma l’aspetto negativo è che sono i giovani, i lavoratori atipici e autonomi i grandi assenti. Questo è il quadro che emerge dalla relazione di Assofondipensione.

Nel dettaglio, a fine settembre sono state 155.000 le nuove adesioni in corso d’anno (+5,5%) con un patrimonio in crescita del 3,5%.

 

Del totale della previdenza complementare in Italia (circa 8 milioni di iscritti alle diverse tipologie di fondi e strumenti assicurativi con 167,2 miliardi di risorse) i fondi negoziali costituiscono, quindi, una parte rilevante. Nonostante le premesse positive, a causa della precarietà del lavoro e della mancanza di risorse finanziarie, restano al palo i giovani: a fine 2017 solo il 19% degli under 34 aveva optato per la previdenza complementare, oltre un terzo in meno rispetto alle fasce più anziane.

Per contro, quasi il 50% delle adesioni è rappresentata da iscritti con età superiore ai 45 anni e più aumenta l’età d’ingresso (stranamente) più aumenta la fascia di reddito corrispondente.

La tanto richiesta di deduzione dei contributi non ha certamente aiutato i più bisognosi di previdenza complementare ma coloro che (forse) me avrebbero meno necessità, causando tra l’altro un minor gettito di imposte da parte dell’Erario. 

 

Lo sviluppo dei fondi pensione non passa (e non passerà) dai benefici fiscali in fase di adesione ma probabilmente da altre (e più intelligenti) iniziative.

 

E c’è ancora chi chiede di aumentare il limite di deducibilità!

 

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