Previdenza complementare: un decollo che non c’è mai stato

Al di là del prendere atto del mancato decollo della previdenza complementare nel nostro Paese, forse sarebbe importante cercare di comprenderne le principali motivazioni tra le quali, certamente, c’è la mancanza di una chiara e corretta informazione, di un approccio culturale corretto e la presenza di false credenze.

 

Quando si parla di pensioni, siamo abituati a pensare che l’argomento interessi solo coloro che sono prossimi a raggiungere i requisiti per maturare la prestazione pensionistica ma nella realtà non è proprio così.

L’educazione previdenziale è una materia che andrebbe studiata e approfondita a scuola perché comprendere il funzionamento del sistema previdenziale italiano dovrebbe essere il primo passo per condurre i ragazzi a capire il proprio futuro previdenziale.

Dall’entrata in vigore del decreto 252/2005 le adesioni alla previdenza complementare sono aumentate notevolmente. In base ai dati COVIP, a dicembre 2020, il numero delle adesioni ha superato i 9,3 milioni, un numero sicuramente buono ma ancora ben lontano dal rappresentare una soglia di copertura previdenziale soddisfacente. Le assenze più rappresentative sono quelle dei giovani, coloro che ne avrebbero e ne avranno maggior bisogno.

 

  anno 2019 anno 2020 variazione %
fondi chiusi 3.160.206 3.261.181 3,2
fondi aperti 1.551.223 1.627.727 4,9
PIP nuovi 3.419.552 3.508.518 2,6
fondi preesistenti 650.666 648.000 -0,4
PIP vecchi 354.108 354.000  

totale posizioni in essere

di cui lavoratori dipendenti

9.117.463

 

9.353.219

 

2,6

 

2,7

 

Fatta questa premessa, quali sono le motivazioni allora per il mancato decollo della previdenza complementare?

 

Abbiamo parlato all’inizio della scarsa informazione e di una cultura sbagliata ma la motivazione forse maggiore arriva da tutti quei luoghi comuni e false credenze che causano la disincentivazione alle forme di previdenza complementare.

 

Sono molto giovane, c’è tempo per pensarci!

 

Si tratta probabilmente di una delle obiezioni più diffuse che tiene lontani i giovani dai fondi pensione. Ma perchè si tratta di un’obiezione sbagliata? L’allungamento dell’aspettativa di vita, e quindi del periodo che ciascun individuo trascorrerà in pensione, è un aspetto che ci obbliga a pensare di incentivare l’importo della pensione pubblica maturata per poter condurre una vita da pensionato decorosa e sempre più lunga. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale che i giovani comprendano l’importanza di costruirsi per tempo un risparmio previdenziale consapevole.

Un ulteriore responsabile di questa falsa credenza è la mancata conoscenza del funzionamento del sistema pensionistico di base. La previdenza obbligatoria ha sempre garantito un tasso di sostituzione elevato, tale da non far percepire un reale “bisogno previdenziale”. Le riforme attuate negli ultimi 30 anni e soprattutto il passaggio al regime di calcolo contributivo hanno definitivamente legato l’importo della pensione ai contributi versati durante l’attività lavorativa: questo significa che coloro con carriere lavorative discontinue con conseguenti “buchi contributivi” o che ritarderanno l’ingresso nel mondo di lavoro saranno soggetti al rischio di vedersi corrispondere assegni di modesto/misero importo che non permetteranno di mantenere un adeguato tenore di vita. 

Non dimentichiamo poi che coloro che si trovano in regime di calcolo esclusivamente contributivo non hanno più diritto all’integrazione al minimo della pensione.

Aderire sin da giovani alla previdenza complementare consentirà di arginare, almeno in parte, questo rischio e permettere di affrontare una vita serena in età pensionabile.

 

 

Preferisco tenere i soldi in tasca perchè in caso di bisogno ne potrò disporre!

 

Altra convinzione non corretta perchè, seppur a determinate condizioni, è possibile per l’aderente richiedere anticipatamente quanto, parzialmente o totalmente, versato. Va quindi sfatato il mito secondo cui i soldi versati non saranno disponibili sino all’età del pensionamento. In particolare la normativa in vigore prevede una serie di situazioni in cui è possibile chiedere delle anticipazioni o riscattare parzialmente e/o totalmente la posizione maturata. In particolare:

 

  • dopo 8 anni di permanenza, anticipazione sino al 75% per acquisto e ristrutturazione di prima casa
  • dopo 8 anni di permanenza, anticipazione per qualsiasi esigenza sino al 30% della posizione maturata
  • da subito, anticipazione sino al 75% per motivi di salute

 

inoltre

 

  • riscatto immediato e totale per:
  • invalidità permanente con grado superiore al 66%
  • premorienza
  • cessazione attività lavorativa

 

Non si deve, in ogni caso, mai dimenticare la finalità della previdenza complementare che è e rimane sempre quella di integrare la pensione di base. Malgrado le opportunità appena viste, non va perso di vista il focus principale. Un fondo pensione non può essere visto come un conto corrente al quale attingere in ogni momento di bisogno.

 

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