Previdenza complementare: le garanzie a parole e non nei fatti

previdenza complemenatre

La previdenza complementare è una cosa seria, uno strumento per garantirsi una vecchiaia serena dal momento in cui si smette di produrre reddito da lavoro e si può contare solo sulla pensione pubblica. Proprio per questo la vigilanza sul rispetto delle regole del gioco dovrebbe essere una tutela fondamentale per l’aderente. E invece, spesso, non è così. Capita, infatti, che la previdenza complementare sia una brutta storia di promesse non mantenute e di garanzie non rispettate

Oggi ci occupiamo del Fondo pensione aperto “Insieme” distribuito dalla rete di Allianz, caso purtroppo non isolato!

Una linea del fondo, in particolare la “Linea Sicura” garantiva un rendimento minimo garantito del 2% annuo. Un rendimento alternativo molto interessante per il TFR  con il suo 1,5% oltre il 75% dell’inflazione in azienda. Molti lavoratori sono così caduti nella trappola della garanzia del 2% e hanno aderito alla previdenza complementare con tutti i vincoli previsti. Ma si trattava di uno “scherzo“, l’impegno, messo nero su bianco, non vale più!

Allianz ha infatti inviato agli aderenti alla Linea Sicura del Fondo Pensione Aperto una lettera con frasi del tipo: ” adeguare tempo per tempo e nel modo più ottimale la durata residua dei titoli” “una strategia gestionale sostenibile e coerente”, “cogliere al meglio le opportunità del mercato” e altro ancora della stessa risma.

Nella sostanza ha, di fatto, comunicato agli aderenti che dal 1° gennaio 2016 li avrebbe trasferiti ad un altra linea di investimento, senza più alcuna garanzia finanziaria (rendimento minimo annuo), men che mai senza alcuna protezione dall’azione erosiva dell’inflazione. Una previdenza complementare all’italiana: rischiosa, non trasparente, vincolante.

Il cambiamento unilaterale delle condizioni non consente, però, la possibilità da parte dell’aderente, di riprendersi i propri risparmi, diritto che, invece, ha una persona che ha sottoscritto un conto deposito, fondo comune di investimento, ecc. Sarebbe davvero corretto ( e quindi non fattibile nel nostro Paese) che il risparmiatore potesse sfuggire dalla trappola di commissioni, spese e addebiti vari, espliciti e/o occulti della previdenza complementare in Italia!

Ai clienti Allianz , e agli altri in situazioni analoghe, è concesso solo di trasferire la propria posizione a un altro fondo pensione o Piano Individuale Pensionistico (PIP).

La previdenza complementare è come una “prigione”, da cui di regola non si può uscire, ma volte si può cambiare cella.

La domanda è: gli organi di vigilanza e tutela dei risparmiatori dove sono?

 

 

 

Lascia un commento