Previdenza complementare: la deducibilità non incentiva le nuove generazioni

previdenza integrativaNonostante non ci sia la piena portabilità del contributo datoriale, i PIP hanno fatto e continuano a fare molta strada. Su un totale di circa 6,5 milioni di aderenti a fine 2014, i PIP “nuovi” (in linea con le disposizioni del decreto 252/2005) sono stati scelti da ben 2,5 milioni e sommando quelli iscritti ai PIP vecchi (non adeguati), si arriva a quasi 3 milioni di aderenti, pari al 45% del totale. Si tratta, quasi sempre, di adesioni che non godono del beneficio del contributo del datore di lavoro: si tratta di oltre 1,5 milioni di dipendenti, il cui numero è cresciuto di 35 mila unità nel primo trimestre del 2015.

I motivi del successo, oltre che in alcune particolarità dei contratti assicurativi (come la possibilità di accedere alle gestioni separate di ramo primo), sono da ricercare nelle politiche commerciali. I piani assicurativi sono proposti con maggior convinzione dalle reti di distribuzione perché retrocedono maggiori provvigioni. Gli intermediari spesso si focalizzano su categorie di lavoratori più facilmente raggiungibili e non su chi effettivamente avrebbe più bisogno di costruirsi una pensione di scorta. Ben il 77% di coloro che hanno sottoscritto un PIP ha più di 35 anni e gli over 55 sono oltre il 22%. Questi sono i dati d’iscrizione ma il gap anagrafico aumenta ulteriormente se si considerano gli importi versati ogni anno. Ciò è dovuto anche al grande incentivo fiscale che premia soprattutto chi ha redditi elevati (che può, tra l’altro, dedurre anche contributi versati a favore di un familiare a carico). I contributi sono, infatti deducibili e non detraibili con un vantaggio fiscale che non è uguale per tutti ma dipende dall’aliquota marginale IRPEF dell’iscritto: più soldi si hanno, più si può versare e più alto è il risparmio derivante. 

Con un reddito imponibile di 80.000,00 euro, il versamento di 5.000,00 euro consente un risparmio d’imposta di ben 2.150,00 euro (il 43% dell’importo versato); se il reddito fosse di 40.000,00 euro , a parità d’importo conferito, il risparmio scenderebbe a 1.900,00 euro (il 38% del versato) e, infine, con un reddito di 14.000,00 euro il risparmio scenderebbe a  1.150,00 euro (il 23% di quanto conferito). Insomma, ancora una volta, si agevolano coloro che stanno meglio!

Tra l’altro, la normativa consente di aderire alla previdenza complementare anche coloro che già godono di un trattamento di pensione anticipata (non di vecchiaia), a condizione che l’adesione avvenga almeno un anno prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia. A conferma di questo, si è pronunciata la COVIP con orientamento del 24 gennaio 2008. Una possibilità molto interessante per chi è vicino alla pensione di vecchiaia che in questo modo può continuare a beneficiare della deduzione dopo il pensionamento continuando a dedurre dal reddito imponibile un importo sino a 5.164,57 euro annui. Un gran bel regalo dal fisco per i neo pensionati più abbienti, che possono arrivare ad ottenere un rendimento minimo sino al 28% (la differenza tra l’aliquota marginale IRPEF più elevata, il 43%, e quella minima, il 15%) dal semplice investimento. C’è da chiedersi quale bisogno ci sia per un pensionato di anzianità di costruirsi una pensione di scorta e, di conseguenza, quale logica abbia la normativa in questo senso.

Lo stesso ragionamento non vale per le fasce deboli o per gli incipienti, per le quali il meccanismo della deduzione si rivela una iattura. Per equità sarebbe meglio stabilire comunque un tetto massimo di deduzione per tutti o, ancora meglio, introdurre un meccanismo di detrazione (uguale per tutti) in sostituzione della deduzione anche per la previdenza complementare.

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