Previdenza complementare: equiparazione per i dipendenti pubblici

Anche i dipendenti pubblici potranno usufruire del più conveniente regime fiscale introdotto dal decreto n. 252/2005 per le adesioni a forme di previdenza complementare. La legge di bilancio per il 2018 contiene, infatti, alcune novità introdotte dal Governo volte a equiparare la tassazione delle prestazioni erogate dalle forme di previdenza complementare

Dal 1° gennaio 2018 il regime fiscale vigente per i lavoratori dipendenti privati sarà esteso anche ai dipendenti pubblici, con riferimento sia ai contributi versati sia alle prestazioni erogate.

 

La deduzione dei contributi

L’articolo 8 del decreto legislativo n. 252/2005 dispone che i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro a forme di previdenza complementare, siano deducibili annualmente dal reddito complessivo del lavoratore nel limite massimo di 5.164,57 euro. La norma non si applica, tuttavia, ai fondi di natura negoziale (chiusi) rivolti a dipendenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei quali si applicano le vecchie regole del decreto legislativo n. 124/1993, molto meno favorevoli. 

La deduzione dei contributi non può essere, infatti, superiore al 12% del reddito complessivo e comunque nel limite massimo di 5.164,57 euro annui. Inoltre, con riferimento ai soli redditi di lavoro dipendente, la deduzione non può essere superiore al doppio della quota di trattamento di fine rapporto conferita. 

Dal prossimo anno la legge di bilancio 2018 cancella questi limiti con riferimento ai lavoratori del pubblico impiego che abbiano aderito a fondi pensione di natura negoziale con l’obiettivo di rendere più favorevoli le adesioni. Dalla suddetta equiparazione restano esclusi i premi ed i contributi inerenti gli anni precedenti il 2018.

 

La tassazione delle prestazioni

Altra novità riguarda l’armonizzazione del regime di tassazione delle prestazioni. Come noto nel settore privato le prestazioni (sia erogate sotto forma di rendita che capitale) sono assoggettate a un’imposta sostitutiva che può variare dal 15 per cento al 9 in relazione agli anni di adesione (è prevista una riduzione dello 0,30 per ogni anno a tassazione superiore al 15°).

Il regime fiscale delle prestazioni previdenziali derivanti da fondi pensione di natura negoziale rivolti a dipendenti pubblici prevede, invece, una tassazione delle prestazioni molto più sfavorevole: la prestazione erogata in forma di rendita concorre a formare il reddito imponibile complessivo e quindi è assoggettata alla tassazione ordinaria Irpef; mentre la prestazione erogata in forma di capitale è soggetta a tassazione separata.

Dal prossimo anno la legge di bilancio sancisce la progressiva armonizzazione della tassazione anche se restano esclusi dal regime più favorevole i montanti delle prestazioni accumulate sino al 2017: per tali fattispecie continuerà ad operare la disciplina fino ad ora vigente.

 

 

 

 

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