Previdenza complementare e gioco d’azzardo

gioco azzardoGli italiani sono conosciuti al mondo come un popolo di navigatori, santi e poeti ma anche di giocatori d’azzardo! Secondo una recente ricerca di H2 Gambling Capital, l’Italia si piazza al primo posto in Europa e quarto al mondo nella classifica dei soldi persi al gioco.

Ma cosa c’entra questo con la previdenza complementare? Innanzitutto questo dato fa’ riflettere sul luogo comune secondo il quale non ci sarebbero i soldi per la pensione di scorta, senza nascondere i problemi legati alla crisi. Nel 2011, secondo i dati forniti da Itinerari Previdenziali, la spesa pro capite per la previdenza complementare è stata di 664 euro, contro il doppio dedicati al gioco, ben 1.260 euro. Di fronte a questi dati è normale domandarsi se sia veramente un problema di risorse economiche piuttosto che di scarsa informazione e consapevolezza.

Questi numeri poi ci portano a riflettere sul tema dell’aumento della tassazione sulle forme di previdenza complementare per fare alcune considerazioni su quanto la politica e il legislatore siano distanti dalla gente e dal buon senso. In un periodo in cui lo Stato ha bisogno di nuove entrate, come ha risposto il legislatore? Aumentando le tasse sui rendimenti della previdenza complementare, peraltro non al momento della maturazione della prestazione, come avviene di norma in tutto il resto del mondo, ma anticipatamente, anno dopo anno. E’ una scelta che va decisamente nella direzione opposta dell’incentivo a crearsi un’integrazione pensionistica. Facendo alcuni semplici calcoli si dimostra come sia possibile ottenere molte più entrate per le casse dello Stato.

Le tasse sul gioco

Nel 2013, secondo i dati elaborati dall’Agenzia delle Entrate, gli italiani hanno speso ben 85 miliardi di euro in giochi d’azzardo, a cui si dovrebbero sommare altri 10 miliardi di gioco illegale. La spesa pro capite ammonta  a 400 dollari, ponendoci al secondo posto al mondo dopo l’Australia (795 dollari), tendo presente però che gli australiani hanno un reddito decisamente superiore. Addirittura l’Italia, con meno dell’1% della popolazione mondiale, detiene il 23% del gioco on line mondiale!

Ma quante sono le imposte che gravano sul gioco? Ai produttori e gestori di giochi (SISAL, Lottomatica, SNAI, etc.) lo Stato chiede:

  • il 53,62% per il Superenalotto;
  • il 50% per il Gratta e Vinci e la Lotteria Nazionale;
  • il 23% per il Win for Life;
  • il 5% per i video giochi e slot machine
  • il 3% per i tornei di Poker on line e le scommesse sportive.

Poiché il gioco si sposta sempre di più verso l’on line e le slot machine, negli ultimi anni gli incassi dello Stato sono stati decrescenti e probabilmente in futuro incasserà ancora meno. Ai giocatori invece lo Stato chiede il 6% su qualsiasi vincita ma solo se superiore a 500,00 euro e il 95% delle vincite non supera tale importo.

I conti non tornano

In pratica, su un patrimonio in gestione della previdenza complementare di circa 120 miliardi di euro, ipotizzando un rendimento del 4%, l’aumento d’imposta al 20% genererebbe circa 24 milioni, sottratti in modo disonesto a lavoratori costretti dalla cattiva gestione del Welfare a crearsi una rendita di scorta. Se si fosse aumentato dello 0,1% le imposte sui giochi d’azzardo lo Stato avrebbe incassato ben 84,7 milioni di euro. Se si fossero tassate anche le vincite fino a 500,00 euro (che ricordiamo rappresentano il 95% del totale) applicando il 6%, si potrebbero raccogliere oltre 3 miliardi di euro!

 

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