Previdenza complementare ancora in sofferenza

investimentoLa previdenza complementare soffre ancora, stenta a decollare, frenata anche dalla persistente crisi economica. Alla fine dello scorso anno gli iscritti erano 7,2 milioni con una crescita, in ragione d’anno, di poco superiore al 12%.  
Un risultato apprezzabile ma che rappresenta solo un quarto dei potenziali aderenti.

Sul totale dei nuovi iscritti resta limitato il conferimento del TFR: circa 15.200, per la maggior parte confluite nei fondi negoziali (13.200) e per circa 1.000 in Fondoinps. 
Il conferimento tacito può realizzarsi a favore delle forme pensionistiche complementari ad adesione collettiva secondo precise modalità stabilite dalla legge. In assenza della volontà esplicita del lavoratore sulla destinazione del proprio TFR, e qualora gli accordi collettivi non prevedano una forma pensionistica di riferimento, i flussi di TFR vengono destinati in modo automatico a Fondoinps. Dall’entrata in vigore del decreto 252/2005 (1° gennaio 2007), i nuovi aderenti taciti sono stati nel complesso 258.000; quindi la percentuale di nuovi aderenti taciti è risultata il 6%.

Età, sesso e residenza degli aderenti 

Guardando alla ripartizione per età, si osserva che solo il 16% dei lavoratori con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare; il tasso di adesione è pari al 24% per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 31%  per quelli tra 45 e 64 anni. Nel complesso, l’età media degli aderenti è di 46,2 anni, rispetto ai 42,6 delle forze di lavoro.
Secondo il sesso, il tasso di partecipazione è del 27,2% per gli uomini e del 23,5% per le donne.
Considerando la residenza degli iscritti, i tassi di partecipazione nel Nord Italia si attestano in media al 30%. Livelli più elevati si registrano nelle regioni dove l’offerta previdenziale è completata da forme di previdenza complementare di tipo territoriale: 40-45 per cento in Valle d’Aosta e in Trentino Alto Adige; valori intorno al 30-32 per cento si osservano in Lombardia, in Friuli Venezia Giulia e in Veneto; nelle altre regioni settentrionali il tasso di partecipazione è comunque non inferiore al 27 per cento.
Nelle regioni centrali i tassi di adesione sono in media del 25%, più elevati in Toscana dove superano il 28%.
Nel mezzogiorno, solo il 18% dei lavoratori aderisce a forme di previdenza complementare.
I livelli di adesione più bassi si registrano in Calabria e in Sardegna con una tasso intorno al 16%.

Dipendenti pubblici

Aderiscono alle forme pensionistiche complementari 174.000 dipendenti pubblici su un totale di 3.500.000; di questi, circa 120.000 iscritti al fondo rivolto al comparto della scuola, Espero, 38.500 nell’altra iniziativa contrattuale destinata al comparto regioni e autonomie locali, sanità, ministeri e Presidenza del Consiglio dei ministri, Fondo Perseo Sirio e gli altri distribuiti per lo più nei fondi territoriali.
La regione con il tasso di adesione più elevato dei pubblici dipendenti è l’Emilia Romagna seguita in ordine da Piemonte, Veneto Umbria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e, a ridosso della media nazionale, la Toscana.
Il confronto per numero di aderenti, conferma la leadership dell’Emilia Romagna ponendo al secondo posto la Lombardia e a seguire Veneto, Piemonte, Toscana, Campania, Lazio e, via via, tutte le altre.

Le regioni di maggiore problematicità in rapporto al numero di pubblici dipendenti presenti sul territorio, sono la Sicilia, il Lazio, Calabria, Puglia, Sardegna e Campania. Sotto il profilo dell’età anagrafica la curva degli associati nella loro generalità si mostra, in modo accentuato tendente alle classi più anziane e, di contro, soffre una forte depressione nelle classi fino a 44 anni d’età. 

Sotto il profilo dei comparti di appartenenza la distribuzione degli iscritti premia quelli più importanti attribuendo il 53,35 al comparto della sanità e il 30,38 a quello degli Enti Locali; il terzo comparto per dimensioni sono i Ministeri con il 6,51% e a seguire le Regioni (3,81%), le Province (2,47%), Agenzie Fiscali e Università poco sopra l’1% e, infine, tutti gli altri, fra cui l’Inps e l’Inail, al di sotto dell’1%.

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