Pensioni:cosa non potrà accadere dopo le elezioni

Ormai il dato può essere considerato definitivo: la prevalenza del Movimento 5 Stelle e della Lega, due schieramenti che nei loro programmi elettorali avevano la previdenza tra i punti principali ed entrambi chiedevano il superamento della legge Fornero, proponendo come alternativa, la Lega 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica e il Movimento 5 Stelle aggiungendo quota 100 (sommatoria di età anagrafica e anzianità contributiva).

 

Perché questo non potrà e non dovrà accadere

 

Vediamo prima di tutto di comprendere cosa comporterebbe l’abolizione della legge Fornero. 

Per prima cosa cambierebbe l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia e i requisiti per la pensione anticipata, sarebbero ripristinate le vecchie “quote” (somma di età e anzianità contributiva), sarebbero reintrodotte le differenziazioni nei requisiti per la pensione tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra dipendenti pubblici e del settore privato e le finestre di uscita.

In particolare i lavoratori dipendenti potrebbero ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 97,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 15 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche; con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 12 mesi.

I lavoratori autonomi potrebbero invece ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 98,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 18 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 21 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini, e con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 18 mesi.

Ricordiamo, a onor del vero, che questi requisiti sono tutt’oggi validi per i c.d. esodati.

 

Le promesse elettorali non potranno e non dovranno essere mantenute principalmente per due semplicissimi motivi, uno di ordine economico/razionale:

 

  • si butterebbero nel cestino miliardi di euro di minore spesa pubblica;
  • ci sarebbero pericolose ricadute sulle future generazioni;
  • non si farebbero i conti con il trend demografico irreversibile;
  • sarebbero penalizzate soprattutto le donne che, in larga maggioranza, non sono in grado di accumulare anzianità contributive importanti e finiscono per avvalersi della pensione di vecchiaia.

 

L’altro motivo è di ordine puramente finanziario:

 

  • non ci sono risorse sicure (si spera in maggiori entrate fiscali con l’introduzione della flax tax …..!!!!) per coprire il deficit che si verrebbe a creare;
  • si sono fatti i conti “senza l’oste”, ossia il rispetto delle regole dettate dall’Unione Europea.

 

Invece di sbandierare l’abolizione della legge Fornero la cosa che di dovrebbe fare è intervenire introducendo una maggiore flessibilità in uscita, come, ad esempio la proroga dell’opzione donna e la reintroduzione delle “finestre d’uscita”, già in vigore con la riforma Dini del 1995 e abolite (non si capisce per quale motivo) dall’allora Ministro del Welfare Maroni.

Ma questo sarebbe una dimostrazione di buon senso e capacità di operare con logica ………

 

 

 

 

 

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