Pensioni: il problema italiano

E’ arrivata alla nona edizione il rapporto della Mercer Melbourne Global Pension Index, la più completa indagine globale sui sistemi pensionistici, condotta da Mercer, società di consulenza, e dall’Australian Centre for Financial Studies. Un’indagine che per una strana casualità esce proprio mentre nel nostro Paese si discute animatamente sulla possibilità di bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia, previsto nel 2019, a 67 annidi età come previsto dalla riforma Fornero in base all’adeguamento alla speranza di vita media.Una richiesta che arriva dai sindacati e dal PD che potrebbe costarci ben 141 miliardi di euro.

 

Italia al confronto con gli altri Paesi

Ma torniamo all’indagine di Mercer che ha riguardato ben 30 Paesi e quasi il 60% della popolazione mondiale. Il nostro paese si piazza al 20° posto con un punteggio pari a 50,8 punti indice, ben lontano dalla prima della classe, che per il sesto anno consecutivo è la Danimarca con un punteggio di 78,9 punti indice; tra le prime posizioni anche i Paesi Bassi (78,8 punti indice) e l’Australia (77,1 punti indice).

Nel complesso tuttavia l’Italia non se la cava proprio così male, la ricerca evidenzia, per esempio, il livello medio delle pensioni erogate, la chiarezza delle informazioni fornite e gli standard obbligatori di governance richiesti agli enti previdenziali. In particolare il punteggio fatto registrare per l’adeguatezza (66,2 punti indice) ci avvicina ad Austria e Svezia (rispettivamente pari a 67,6 e 67,7 punti indice).

 

L’indagine di Mercer attribuisce anche un valore elevato al “tasso di sostituzione medio” delle nostre pensioni per quanto riguarda la previdenza obbligatoria e al mantenimento del valore reale delle pensioni rispetto all’inflazione  e alla possibilità di poter trasferire le posizioni maturate tra le diverse forme di previdenza complementare per quanto riguarda la previdenza complementare.

Non mancano naturalmente anche i punti critici del nostro sistema previdenziale tra i quali il più preoccupante è la “sostenibilità nel medio – lungo periodo” con il valore più basso della scala pari a 16,4 punti indice contro i 79,8 della prima della classe, la Danimarca, e una media di 50,8 punti indice.

I motivi? Secondo l’indagine di Mercer sono più di uno:

  • bassa adesione alle forme di previdenza complementare, il 27,8% della forza lavoro;
  • basso livello degli investimenti nelle pensioni private (9% del P.I.L.) rispetto alle economie dei Paesi più sviluppati;
  • un contesto demografico caratterizzato dalla bassa partecipazione alla forza lavoratori senior (over 55 enni);
  • elevato tasso di anzianità della popolazione; 
  • basso tasso di fertilità (inferiore a 1,5 figli per donna).

 

Come si calcola l’indice Mercer

Per sostenere la sostenibilità di un sistema previdenziale tenuta della previdenza l’assegno ricevuto in quiescenza dovrebbe essere sostenuto da quattro pilastri pubblici e privati:

  1. la previdenza minima garantita dallo Stato;
  2. la previdenza pubblica obbligatoria,
  3. la previdenza complementare collettiva;
  4. la previdenza complementare individuale e i risparmi e le altre entrate delle famiglie.

Un ribilanciamento è necessario per l’Italia: i contributi sociali non coprono i costi complessivi delle pensioni al lordo del carico fiscale e spesso occorre attingere a un pezzo di Irpef.

Ad esempio, nel 2015, stando all’ultimo rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano, il totale della spesa per le prestazioni è stato di oltre 217 miliardi di euro (il 13,3% del PIL) a fronte di entrate contributive per 191 miliardi, con un saldo negativo per 26 miliardi.

 

Le possibili soluzioni?

“L’Italia, così come il Giappone, l’Austria e la Francia, emergono dalla ricerca come economie sviluppate i cui sistemi pensionistici potrebbero non rivelarsi in grado di fornire adeguato sostegno nella terza età dei lavoratori attivi presenti e futuri” spiega Marco Valerio Morelli, a.d. di Mercer Italia. “Manca ancora un approccio diversificato al sistema pensionistico, in un paese in cui storicamente, per una vecchiaia serena, è sempre bastata la pensione pubblica”.

Mercer propone una serie di interventi per puntellare il nostro sistema previdenziale. In particolare, l’Italia dovrebbe:

“aumentare la copertura del sistema pensionistico privato; ridurre l’accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento e affrontare il tema del maggiore coinvolgimento nel mondo del lavoro di popolazioni in età prossima all’età pensionabile”.

In ultimo, ma non di minor importanza, la riduzione dell’ammontare del debito pubblico, che “impatta direttamente sul primo pilastro pensionistico”. Del resto, la spesa previdenziale, stando all’ultima nota di aggiornamento del Def, continuerà a salire per i prossimi 20 anni raggiungendo il massimo nel 2040, quando toccherà il 18,4% del Pil, una spesa non sostenibile!

Lascia un commento

*