Pensione complementare? Me la faccio all’estero

unione europeaIn Europa si sta pensando a un quadro normativo che potrebbe rivoluzionare il settore della previdenza complementare. Si tratta della direttiva IORP 2, riguardante l’attività transfrontaliera dei fondi pensione e delle assicurazioni previdenziali nonché la portabilità degli stessi.

Ormai il testo è arrivato all’Europarlamento e, dopo le modifiche del caso, diventerà legge da attuare in tutti gli Stati membri. La norma nasce da un’estensione della libera circolazione dei cittadini. Ma cosa cambierà in sostanza? Se, ad esempio, un cittadino italiano trova lavoro in Germania, è giusto che possa scegliere di ricostituire in quel paese la sua previdenza complementare (i contributi obbligatori all’INPS o altre gestioni invece non si toccano) ove riscontrasse condizioni e rendimenti migliori.

Per garantire la portabilità della previdenza complementare si è pensato di costituire una sorta di quadro regolamentare per consentire direttamente l’operatività degli organismi di investimento nei singoli Paesi, consentendo al cittadino di poter optare. La strada che rimane da fare non è certo breve, tuttavia si po’ già delineare uno scenario futuribile che interesserà, soprattutto, le giovani generazioni.

Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se fosse in vigore una sorta di “portabilità europea”. Non è difficile immaginare che in molti sarebbero tentati di optare per istituzioni residenti in Inghilterra, Germania, Francia e Benelux dove non vi è la tassazione anticipata dei rendimenti che, invece, in Italia esiste ed è stata portata al 26%. Un prodotto panaeuropeo avrebbe inoltre minori commissioni di gestione perché venduto su un mercato più ampio. In ultimo, ma non meno importante, si costituirebbe un sistema previdenziale molto liberale e simile a quello in vigore negli USA, il cosiddetto “401K”. I lavoratori americani, infatti, destinano al fondo pensione una quota volontaria a cui spesso si aggiunge quella dell’azienda. Possono cambiare fondo e stile di gestione quando vogliono e la tassazione è agevolata. Inoltre possono scegliere di riscattare la prestazione interamente sotto forma di capitale o in forma di rendita (vitalizia o a tempo determinato) purché abbiano compiuto 59 anni e sei mesi di età. I riscatti anticipati sono possibili, pur comportando la tassazione ordinaria oltre ad una penalizzazione del 10%.

Proviamo adesso a fotografare la situazione italiana. Nel 2015 gli aderenti alla previdenza complementare (fondi chiusi, aperti e PIP) sono stati 7,5 milioni ed hanno avuto un rendimento medio oscillante tra il 2,7 e il 3,7%, molto più dell’1,2% garantito dal TFR lasciato in azienda. Il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari è stato di 138 miliardi di euro.

E’ chiaro che l’UE andrà con i piedi di piombo sul tema dell’armonizzazione fiscale perché la stabilità finanziaria degli Stati membri è fondamentale. I fondi chiusi, inoltre, sono contrari alla portabilità.

Se l’Italia non si da una mossa, quei 138 miliardi di euro, risorse vitali per l’economia, potrebbero andar persi. In parte o totalmente.

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