Legge di bilancio 2019: cosa cambia davvero per le pensioni

Sul così detto “superamento della legge Fornero” c’è molta propaganda ma anche confusione.  Quota 100? Uscita con 41 anni di contribuzione? Penalizzazioni? Sistema di calcolo? Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

 

Il governo Conte ha approvato la nota di aggiornamento al Def per la nuova Legge di Bilancio 2019 confermando, per quanto riguarda le pensioni, l’introduzione della così detta “quota 100” e della “pensione di cittadinanza”. Cosa cambierà davvero per le pensioni dal prossimo anno?

 

Le ultime notizie confermano l’intenzione del governo di voler andare oltre le attuali norme pensionistiche contenute nella Legge Fornero per dare ai lavoratori la possibilità di andare in pensione prima con la quota 100. un provvedimento che dovrebbe interessare circa 400 mila lavoratori che, secondo i partiti di maggioranza, permetterebbero, al contempo, ad altrettanti giovani di entrare nel mondo del lavoro.

Nonostante la ferma intenzione di superare la legge Fornero sulle pensioni, in realtà, la novità per le pensioni di quota 100 andrà a rappresentare una possibilità di uscita prima ma non sostituirà le attuali norme pensionistiche in toto, per cui per la pensione di vecchiaia, comunque, dal primo gennaio 2019 bisognerà raggiungere i 67 anni di età. E un anno in più rispetto ai requisiti attuali sarà richiesto anche per andare in pensione anticipata.

 

Non è ben chiaro (perché non specificato) come sarà formulata effettivamente la quota 100. Rispetto alla prima versione che prevedeva una base di partenza di 64 anni di età e 36 anni di contributi, potrebbe infatti prevede anche un’età inferiore per l’uscita, a 62 anni di età cioè e 38 anni di contributi. Ma, novità da tempo in circolazione, potrebbe prevedere anche una penalizzazione per chi deciderà di andare in pensione prima, cosa che comunque non renderebbe sempre conveniente l’uscita prima con il nuovo sistema di quota 100.

In merito alle penalità resta ancora da stabilire di quale entità saranno: stando alle voci che circolano nei corridori, infatti, la penalizzazione potrebbe essere dell’1,5% per ogni anno in cui si decide di andare in pensione prima rispetto alla soglia dei 67 anni necessari per la pensione di vecchiaia dal prossimo anno; o dello 0,5-1%; o si potrebbe prevedere un calcolo della pensione esclusivamente con sistema contributivo dei contributi versati dal 1995.

 

Qualche delusione

 

Deluse, invece, le aspettative di chi attendeva novità per quanto riguarda ulteriore proroga dell’opzione donna e novità per le pensioni di quota 41. Nella prossima Manovra Finanziaria, infatti, non vi sarà, stando a quanto confermano le ultime notizie, alcuna proroga dell’opzione donna, almeno per il momento, per permettere alle lavoratrici di anticipare l’uscita fino anche a dieci anni ma accettando un calcolo della pensione finale solo con sistema contributivo e quindi percependo importi inferiori a quelli che invece prenderebbero con calcolo normale; né è previsto l’inserimento della novità per le pensioni di quota 41 che, secondo le ultime notizie sarebbe potuta diventare e potrebbe nel prossimo anno diventare quota 42, per permettere a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di andare in pensione con solo 41 anni di contributi e indipendentemente dal requisito anagrafico.

E’ possibile che questa novità per le pensioni sarà inserita nella Legge di Bilancio del prossimo anno ancora. Ma bisognerà anche in tal caso far i conti con quelle che saranno allora le risorse economiche dispoibili.  

 

 

Lascia un commento