Le PMI apprezzano il welfare aziendale

Giunto alla terza edizione, il W.I.P.M.I. (welfare index PMI) conferma l’interesse sempre crescente di welfare da parte delle piccole e medie imprese anche se non sempre da parte dei piccoli imprenditori è presente quella giusta e corretta informazione sull’utilità del welfare come benefit per far crescere l’impresa e, di conseguenza, di una sua applicazione pianificata.

 

Non ci sono solo vantaggi fiscali per l’impresa e i dipendenti ma anche benefici di medio-lungo termine derivanti dal maggior benessere del personale: miglior ambiante di lavoro, maggior produttività, fidelizzazione e senso di appartenenza.

Il rapporto ha identificato tre macro aree di welfare:

• sanità e assistenza;
• conciliazione con la vita familiare e facilitazione al lavoro;
• giovani, formazione, sostegno alla mobilità sociale.

Le leggi di bilancio per il 2016 e 2017 hanno ampliato il range delle iniziative incentivate, incoraggiando le imprese a intraprendere iniziative di welfare su un vasto arco di bisogni:

 

  • previdenza e sanità complementare
  • assicurazioni per l’insorgenza di gravi malattie e non autosufficienza
  • assistenza ai familiari anziani non autosufficienti
  • spese per l’istruzione e la cura dei figli
  • attività culturali e ricreative
  • servizi di trasporto e mensa
  • rimborso degli abbonamenti ai trasporti pubblici

 

Un sistema premiante che fa leva da un lato sull’azzeramento del cuneo fiscale sulle somme erogate a favore dei dipendenti, sull’altro sulla deducibilità in capo all’azienda. Un altro aspetto è la possibilità di convertire il premio di produttività in servizi di welfare, rafforzando così gli incentivi già previsti con la piena esenzione da imposizione fiscale e contributiva.

Infine sono state eliminate le barriere tra il welfare unilaterale e quello negoziale, oggi equiparati per legge.

 

Il welfare index PMI ha classificato 77 possibili iniziative di welfare e le ha raggruppate in 12 aree:

 

  • previdenza integrativa
  • servizi di assistenza
  • conciliazione vita e lavoro
  • formazione
  • cultura e tempo libero
  • sicurezza e prevenzione
  • sanità integrativa
  • polizze assicurative
  • sostegno economico ai dipendenti
  • istruzione di figli e familiari
  • integrazione sociale

 

Il nostro tessuto produttivo

 

In Italia, su sei milioni e trecentomila imprese, solamente 700 sono definibili grandi, con più di 1.000 addetti.
Le aziende medio-grandi, tra 250 e 1.000 addetti, sono un poco più di tremila; poi ci sono 315.000 aziende piccole e medie, tra 10 e 250 addetti; infine le microimprese, inferiori a 10 addetti, sono quasi sei milioni. Includendo le microimprese tra le PMI, queste, nell’insieme, impiegano l’84% dei lavoratori italiani.

Le PMI sono la struttura portante del nostro sistema produttivo, senza di esse non è possibile raggiungere la maggior parte dei lavoratori e delle famiglie oltre ad essere fortemente presenti sul territorio. 

Il welfare aziendale è una fonte aggiuntiva di finanziamento per il sistema sociale del nostro paese.

Ciò è importante in questa epoca di necessario contenimento della  spesa pubblica, nel momento in cui la crescente fragilità sociale fa emergere nuovi bisogni che rischiano di restare insoddisfatti. Il welfare deve crescere ma non può farlo a carico esclusivo della spesa pubblica.

Nella previdenza e nella sanità il welfare aziendale integra il tradizionale modello basato sulla complementarietà tra il welfare pubblico e gli istituti collettivi creati dalla negoziazione come i fondi pensione e i fondi sanitari.
A undici anni dal lancio dei fondi pensione il numero delle adesioni continua a crescere ma resta minoritario: sinora è stato raggiunto il 36,5% dei lavoratori. E il contributo medio pro capite, di circa 1.800 euro l’anno, è ben al di sotto della quota necessaria a garantire un apprezzabile livello delle prestazioni pensionistiche future. Anche nei fondi sanitari la partecipazione resta limitata a circa un terzo dei lavoratori, pur se la crescita è più veloce.

 

Secondo le indagini condotte su un campione di oltre 4.000 imprese (il numero è quasi raddoppiato rispetto a quello della prima edizione), le imprese “attive”, cioè con iniziative in almeno quattro delle dodici aree del welfare aziendale individuate dal Rapporto, sono aumentate dal 25,5% nel 2016 al 41,2% nel 2018 mentre quelle “molto attive”, cioè  con iniziative in almeno sei aree, sono raddoppiate, passando dal 7,2% al 14,3%.
 Il 52,5% delle imprese ritiene che le proprie iniziative di welfare aziendale cresceranno nell’arco dei prossimi 3-5 anni. 

 

Il 35,6% delle imprese intervistate dichiara di aver aumentato la propria produttività per effetto di una maggiore soddisfazione dei lavoratori. Questo vale ancor di più per le aziende molto attive nel welfare, tra le quali il 63,5% conferma di aver ottenuto un incremento produttivo.

 

 

 

 
 

Lascia un commento