Le pensioni nel 2019 dopo la legge di bilancio

Come e quando si può andare in pensione nel 2019? Cosa cambia dopo l’approvazione della legge di bilancio 2019? Quali sono le possibilità per chi non volesse rimanere al lavoro fino a 67 anni?

 

Dal 1° di gennaio 2019 cambia il requisito anagrafico per andare in pensione di vecchiaia e, per effetto all’adeguamento dell’aspettativa di vita media rilevato dall’ISTAT, l’età pensionabile sale di cinque mesi, da 66 anni e 7 mesi a 67 anni.

Si tratta di un adeguamento stabilito dalla riforma Fornero che ha aumentato l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia, uomini e donne, seguendo il principio che più si vive e più si può lavorare, prevedendo un aumento dell’età degli anni per andare in pensione ogni due anni, di tre, quattro mesi.

Sempre la riforma Fornero ha esteso (a partire dal 1° gennaio 2012) a tutti il calcolo della pensione con il sistema contributivo, vale a dire sulla base esclusiva dei contributi previdenziali effettivamente versati e si tratta, come facilmente comprensibile, di un sistema decisamente meno vantaggioso del vecchio retributivo che prevedeva, invece, il calcolo della pensione finale sulla base degli ultimi stipendi, quelli di fine carriera, generalmente più elevati.

 

Lo scatto dell’adeguamento all’aspettativa di vita 2019 non sarà, invece, applicato per quanto riguarda i requisiti della pensione anticipata. Nessun aumento previsto, dunque, il prossimo anno per chi uscirà scegliendo la strada della pensione anticipata che continuerà a richiedere la maturazione di 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne, indipendentemente dall’età pensionabile.

 

APE volontaria e APE social

 

In pensione nel 2019 ancora anche con Ape volontaria e Ape social, nonostante per quest’ultima si parli di proroga ma non sia ufficialmente inserita ancora nella Manovra. L’Ape social permette di andare in pensione fino a tre anni prima a persone considerate svantaggiate, e cioè disoccupati che abbiano esaurito da almeno 3 mesi tutti i sussidi di disoccupazione e abbiano raggiunto 63 anni di età e maturato 30 anni di contributi; invalidi (e parenti di primo grado) che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi e a cui sia riconosciuta una invalidità superiore al 74%; lavoratori gravosi da almeno 6 anni in via continuativa e abbiano maturato almeno 36 anni di contributi, come operai edili, dell’industria estrattiva, conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni, o di convogli ferroviari e personale viaggiante, o di mezzi pesanti; conciatori di pelli e di pellicce; infermiere e ostetriche con lavoro in turni; maestre d’asilo; addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; facchini e spazzini; operai siderurgici; dell’agricoltura, della zootecnia e pesca; lavoratori marittimi.
L’Ape social viene erogata per 12 mesi e prevede un tetto di 1.500 euro lordi. La domanda per avere l’Ape social deve essere presentata all’Inps.

 

Sempre all’Inps deve essere presentata la domanda anche per la pensione con Ape volontaria, sorta di prestito pensionistico ponte per chi decide di andare in pensione fino a tre anni prima e che viene erogato fino al raggiungimento dei normali requisiti pensionistici per poi essere restituito come fosse un prestito 20ennale, prevedendo decurtazioni sull’assegno finale in base all’entità del prestito richiesto per gli anni di uscita prima. L’Ape volontaria può essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata. Non vale per i liberi professionisti iscritti a casse private.

 

Opzione donna

 

Via libera nel 2019 anche alla possibilità per le lavoratrici di andare in pensione prima con l’opzione donna: con questo sistema lavoratrici statali e private e autonome possono andare in pensione con 35 anni di contributi e rispettivamente, 58 e 59 anni di età dal 2019, ma a condizione di accettare una pensione finale un trattamento pensionistico finale ridotto fino anche al 30% perché interamente calcolato solo con sistema contributivo e non più con il più vantaggioso retributivo.

 

La RITA

 

Un’altra possibilità per andare in pensione si chiama RITA, rendita integrativa temporanea anticipata: è un meccanismo che permette di chiedere un anticipo, totale o parziale, di quanto versato nel proprio fondo di previdenza complementare fino al conseguimento della pensione di vecchiaia. I requisiti necessari per poter richiedere la Rita sono: aver cessato l’attività lavorativa, aver versato almeno 20 anni di contributi, aver maturato almeno 5 anni di partecipazione a una forma di previdenza complementare e non avere più di 5 anni per la maturazione del diritto alla pensione (è possibile chiedere la RITA fino a 10 anni prima del diritto alla pensione ma dopo almeno 24 mesi di inoccupazione).

Questo sistema di uscita prima, nel calcolo finale dell’assegno, non prevede alcuna penalizzazione.

 

Quota 100

 

Il 2019, stando alle ultime notizie, sarà anche l’anno di debutto della novità pensioni di quota 100. Come funziona? La quota 100 (valida per un primo periodo di soli tre anni) prevede l’uscita con 62 anni di età e 38 anni di contributi ma i tempi di uscita sono diversi tra lavoratori privati, che se vogliono andare in pensione nel 2019 con quota 100 devono aver maturato i requisiti richiesti entro il 31 dicembre di quest’anno 2018 e per effetto della finestra trimestrale stabilita potranno andare in pensione effettiva dal primo aprile; e  lavoratori pubblici, per cui oltre ai tre mesi di finestra mobile ci saranno ulteriori sei mesi di attesa prima dell’uscita prima effettiva, che partirà solo ad ottobre. I sei mesi in più servono come tempo di preavviso per procedere a nuovi concorsi per l’assunzione di personale da assumere al posto di chi andrà in pensione.

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