Lavoro all’estero

lavoro estero

Cosa succede alla pensione se si va a lavorare all’estero? Il nostro Paese, oltre all’Unione Europea, ha stipulato diversi accordi in materia di pensioni, con altre nazioni per i nostri connazionali che si recano a lavorare all’estero.

Contributi in più Paesi

In Italia per aver diritto alla pensione di vecchiaia sono necessari almeno 20 anni di contribuzione, così come accade in Francia. Ipotizziamo un lavoratore che abbia lavorato 9 anni a Lione e 11 a Roma. In mancanza di un accordo tra i due Stati non avrebbe maturato il diritto ad alcuna pensione. Grazie alla convenzione, invece, potrà cumulare gratuitamente i due periodi al fine del diritto alla pensione. In questo modo sia l’Italia che la Francia riconoscono l’altro periodo contributivo, pur conservando la propria autonomia legislativa in materia. L’INPS liquida la pensione sulla base degli 11 anni di anzianità contributiva e la Francia sulla base dei 9 anni. L’età e le condizioni sono quelle vigenti nei rispettivi Paesi.

I Paesi convenzionati

Nella tabella che segue sono indicati i Paesi che hanno stipulato una convenzione con il nostro Paese. Chi ha lavorato in queste nazioni beneficia del cumulo gratuito dei contributi per il diritto alla pensione.

Paesi convenzionati in materia previdenziale con l'Italia
Paesi dell'Unione EuropeaVenezuela
VaticanoNorvegia
Principato di MonacoBrasile
UruguayArgentina
San MarinoSvizzera
TunisiaCanada
USALichtenstein
Ex YugoslaviaJersey
CapoverdeAustralia

I Paesi non convenzionati

Qualche problema in più,invece, esiste se si è lavorato in Paesi non convenzionati. Ad esempio, se un lavoratore ha lavorato 7 anni in Sud Africa (senza raggiungere l’anzianità contributiva minima per il diritto alla pensione) non si può fare altro che ricorrere al riscatto, pagando un onere a proprio carico. La condizione richiesta per effettuare il riscatto è il possesso della cittadinanza italiana. La domanda deve essere corredata da idonea documentazione comprovante l’esistenza e la durata del rapporto di lavoro (contratto, lettera di assunzione, buste paga e così via) avvalorata dalle dichiarazioni di autorità consolari italiane o di pubbliche amministrazioni straniere addette all’immigrazione.

Quanto costa il riscatto

L’onere da pagare per riscattare periodi di lavoro all’estero è determinato in base al periodo temporale in cui si collocano gli anni da riscattare. Se si tratta di anni ante 1996 il calcolo del costo avviene con il cosiddetto sistema retributivo (riserva matematica), se gli anni da riscattare riguardano periodi post 1995 il calcolo è effettuato con il sistema contributivo; infine, se il periodo è a “cavallo” (ante 1996 e post 1995) si dovranno fare due diversi calcoli (riserva matematica per gli anni ante 1996 e contributivo per gli anni post 1995).

Per ulteriori approfondimenti sul calcolo dell’onere del riscatto clicca qui.