L’adesione razionale e consapevole alla previdenza complementare

Stai pensando di aderire a una forma di previdenza complementare ma non sai quanto destinare?

 

Per decidere l’importo da conferire alla previdenza integrativa è necessario prima di tutto capire l’utilità di questo strumento di risparmio di lungo periodo. La previdenza integrativa nasce con l’obiettivo di colmare il gap previdenziale, cioè la differenza tra la pensione pubblica e l’ultimo reddito/retribuzione percepito dal lavoratore, consentendo di mantenere un tenore di vita adeguato anche in pensione.
Partendo da questo presupposto, il primo passo, per stabilire quanto destinare alla previdenza complementare, è stimare l’importo della futura pensione pubblica e dell’ultimo reddito/retribuzione percepito per capire se sarà sufficiente o non consentirà di mantenere il tenore di vita desiderato.

 

Investire nella previdenza complementare: due esempi concreti

 

Per capire quanto è possibile ottenere da una forma di previdenza complementare analizziamo due casi concreti, quello di Alessandro, giovane lavoratore, che ha aderito sin da subito a una forma di previdenza complementare e quello di Simona, Avvocato, che ha deciso di integrare la propria pensione all’età di 40 anni.

Alessandro e Simona hanno calcolato quando andranno in pensione e stimato il loro rispettivo tasso di sostituzione: la consapevolezza del GAP da colmare è essenziale per capire quanto serve per garantire un tenore di vita desiderato in età pensionabile.

 

Alessandro è un giovane neolaureato di 26 anni alla prima occupazione. Si stima che potrà andare in pensione a 67 anni e 9 mesi di età, a ottobre 2059. Il tasso di sostituzione stimato di Alessandro è pari al 63%.

 

Simona ha 40 anni ed è un Avvocato, stima che potrà andare in pensione a 70 anni nel 2043 con un tasso di sostituzione del 29% dell’ultimo reddito prodotto e quindi con un GAP previdenziale del 71%.

 

Cosa possono fare Alessandro e Simona per mantenere un tenore di vita adeguato?

 

Investire nella previdenza complementare: il fattore tempo e la capacità di risparmio

 

Per decidere l’importo dei contributi da versare nella previdenza complementare è necessario prendere in considerazione due fattori:

 

  • il tempo a disposizione 
  • la capacità di risparmio

 

Parlando di previdenza integrativa, prima si inizia maggiore sarà il risultato finale. Coloro che aderiscono sin dall’inizio della propria carriera lavorativa possono contare su un lungo periodo di contribuzione grazie al quale potranno ottenere molto anche a fronte di versamenti contenuti ma costanti. Al contrario, coloro che non aderiscono fin dall’inizio della propria carriera lavorativa, dovranno prevedere versamenti maggiori al fine di ottenere la pensione integrativa desiderata. 

Certamente ognuno deve fare i conti con la propria capacità di risparmio. Alcuni esperti consigliano di destinare alla previdenza integrativa il 10% della propria retribuzione lorda annua, altri invece consigliano di destinare un terzo della propria capacità di risparmio. Quello che resta certo è la necessità di accantonare per tempo delle risorse per il post lavoro

Riprendendo i due esempi, Alessandro ha deciso di tutelare il proprio domani aderendo a un fondo pensione versando 1.200 euro all’anno e destinando anche il proprio TFR. 

Simona è un avvocato con un buon reddito, ma come tale percepirà una pensione pubblica bassa. Per tutelare il proprio tenore di vita ha deciso di aderire alla previdenza integrativa all’età di 40 anni, versando ogni mese 400 euro, per un totale di 4.800 euro all’anno.

Grazie alla previdenza integrativa Alessandro potrà contare su una rendita integrativa di 10.032 euro annui, mentre Simona, pur iniziando più tardi, integrerà la propria pensione di ben 7.727 euro. 

 

Quali altri vantaggi prevede un fondo pensione?

 

Flessibilità in fase di contribuzione e vantaggio fiscale

 

Le disponibilità economiche possono variare nel tempo. Pensiamo al caso di Alessandro, giovane lavoratore, le cui risorse possono potenzialmente aumentare nel tempo, oppure a un avvocato come Simona che, dopo qualche anno di partecipazione al fondo potrebbe dover far fronte alle spese per l’acquisto della casa.

Al fine di soddisfare le esigenze di tutti gli utenti, la previdenza complementare prevede molta flessibilità in fase di adesione, ossia la possibilità di variare nel tempo l’ammontare e la frequenza dei versamenti, fino anche a sospenderli

Altro elemento da prendere in considerazione è il beneficio fiscale della deduzione dei contributi  fino a ben 5.164,57 euro all’anno. Si tratta di un beneficio fiscale importante che, sottraendo i contributi versati nel fondo pensione dalla base imponibile del reddito sulla quale si applicano le aliquote IRPEF, permette di risparmiare sulle tasse ogni anno. L’importo restituito dallo Stato grazie alla deducibilità può anche essere “reinvestito” nel fondo pensione, contribuendo così alla costruzione della pensione integrativa. 

Riprendendo l’esempio, grazie alla deducibilità Alessandro risparmierà ogni anno 324 euro di tasse e Simona ben 1.824 euro.

I dipendenti privati hanno un ulteriore possibilità in quanto possono contribuire al fondo pensione anche con il proprio TFR, come ha deciso di fare Luca, per esempio. Si tratta di un metodo di contribuzione che non pesa direttamente sulle finanze giornaliere dell’aderente in quanto, invece di essere accantonato in azienda, viene versato dal datore di lavoro ogni mese direttamente al fondo pensione.

 

Aderenti giovani o meno giovani, versamenti contenuti o consistenti, la previdenza integrativa è uno strumento di risparmio flessibile, fiscalmente vantaggioso e tutelato che ben si adatta a ogni profilo. La costanza è la chiave del successo e prima si inizia, maggiore sarà il risultato.

 

 

 

 

 

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