Previdenza e riforme

riforma pensioniLa pensione rappresenta uno tra i temi più ricorrenti nel nostro Paese. Dalla riforma Amato (1992) non è passato giorno che l’argomento non abbia occupato le pagine dei giornali o non abbia avuto uno spazio nelle trasmissioni televisive. Il perché di questo interesse è molto semplice: si tratta di una tematica che riguarda il presente e il futuro di ognuno, un qualcosa con cui, prima o poi, tutti dovremo fare i conti.
Detto questo, vogliamo anche sottolineare che la previdenza è un argomento molto importante su cui non è permesso scherzare o utilizzare come arma di manipolazione a fini personali. Quello che accade, invece, è proprio questo: c’è chi la utilizza per fare audience, chi per fini propagandistici, chi per ottenere consensi elettorali, sempre e comunque “pro domo propria”. L’informazione, che dovrebbe essere un diritto per il cittadino, è scarsa e spesso non corretta e questo genera confusione e attese che mai potranno essere esaudite. 
Quei pochi che hanno cercato di fare vera informazione o non sono stati ascoltati o, addirittura, hanno avuto vita breve, sopraffatti dai tanti “pifferai magici” di turno che promettono sapendo di non poter mantenere, che gridano vendetta sapendo di essere dalla parte del torto o, ancor peggio, giocano sulla ‘ignoranza” delle persone.

Parliamo di assistenza o di previdenza?

La prima cosa che dobbiamo fare è chiarire di cosa vogliamo parlare: assistenza o previdenza? Perché si tratta di due argomenti molto differenti tra loro: assistenza è tutto quello che uno Stato civile deve garantire al cittadino indipendentemente dalla contribuzione versata, previdenza sono, invece, le prestazioni maturate a fronte dei contributi versati. L’assistenza è guidata dalla solidarietà e dal diritto ad un’esistenza decorosa per tutti, la previdenza è guidata dalla razionalità e dal diritto alle prestazioni solo per coloro che le hanno pagate. Le scelte fatte in merito all’assistenza sono quasi sempre popolari, quelle in merito alla previdenza quasi sempre pericolose.

Previdenza e sostenibilità del sistema

Se vogliamo discutere seriamente di previdenza dobbiamo, quindi, mettere da parte la solidarietà e gli interessi personali per fare posto ai conti e alla garanzia di una sostenibilità finanziaria del sistema per tutelare gli interessi e i diritti  di chi questi diritti li ha guadagnati pagando di tasca propria. Confondere l’assistenza con la previdenza non è corretto e serve solo a favorire coloro che in questa confusione ci giocano per favorire i propri interessi.

La previdenza ha, dunque, come finalità quella di erogare prestazioni in linea con quanto realmente versato (una volta raggiunti i requisiti) e non può fare a meno di tenere sotto controllo le entrate (contributi) e le uscite (pensioni).  
Cosa è successo per mettere in crisi il sistema? Baby pensioni, leggi di favore, sistema di calcolo retributivo, aumento della vita media, hanno contribuito ad aumentare le uscite, la progressiva diminuzione delle nascite e la crisi occupazionale hanno determinato una diminuzione delle entrate. Qualcosa si doveva dunque fare, ed è stato fatto, purtroppo spesso in malo modo ma soprattutto con grave ritardo. Dal 1992 in poi sono state fatte decine di riforme e controriforme, quasi sempre inutili ma sempre con il beneplacito dei politici e delle parti sociali.

Le riforme non comprese

Se ci sono delle riforme intelligenti che sono andate nella giusta direzione, queste sono:

  • la riforma Dini del 1995
  • la riforma Monti – Fornero del 2011 

E vi spieghiamo il perché.

La riforma Dini ha introdotto il sistema di calcolo contributivo, che, a differenza di quello retributivo, genera prestazioni il cui importo è determinato sulla base dei contributi versati dal lavoratore, eliminando così tante ingiustizie e diseguaglianze tra i lavoratori stessi. 

“Tanto avrai versato e tanto maturerai di pensione! “

Il limite di questa riforma è stato quello di non interessare tutti i lavoratori, lasciando a certe categorie ancora la possibilità di utilizzare il più favorevole sistema retributivo.

La riforma Monti – Fornero ha ripercorso la strada di Dini, introducendo però per tutti il sistema di calcolo contributivo affermando un giusto principio di eguaglianza tra i lavoratori. Grazie a questa riforma non sarà più possibile “manipolare” l’importo della pensione.

Ma ci sono altri aspetti importanti che questa riforma ha introdotto, importanti non solo per garantire un equilibrio finanziario e la sopravvivenza stessa del sistema ma anche per la flessibilità e il rispetto dei diritti acquisiti:

  • L’adeguamento del requisito anagrafico (età pensionabile) e dei coefficienti di trasformazione (importo della pensione) all’incremento (eventuale) della speranza di vita. Cosa significa questo? Significa che se 40 anni fa una persona viveva mediamente sino a 70/75 anni, oggi questo traguardo si è spostato intorno agli 81 anni e diventa, da un punto di vista meramente finanziario, impossibile garantire una rendita pensionistica per un arco temporale medio di 15/20 anni. Ricordiamo che il nostro sistema previdenziale è a ripartizione e che le risorse per pagare le pensioni sono rappresentate dai contributi versati dai lavoratori attivi. Per garantire sostenibilità non c’era altra via che riportare il pagamento della rendita pensionistica su un periodo medio in linea con la nuova speranza di vita.
  • Abolizione di una norma non solo anticostituzionale ma anche priva di ogni rispetto nei confronti di un diritto acquisito, ossia delle cosiddette “finestre di uscita” introdotte dalla precedente riforma che permettevano allo Stato di appropriarsi indebitamente di 18/21 rate di pensione maturate dal lavoratore.
  • Abolizione del limite di 3 anni quale periodo minimo per poter chiedere la totalizzazione dei contributi; con la riforma Monti – Fornero diventa possibile totalizzare qualsiasi periodo contributivo, senza più alcun limite temporale.
  • L’equiparazione del requisito anagrafico tra uomini e donne, in precedenza 65 e 60 anni. Anche questa novità deve essere letta in funzione della tenuta del sistema, in chiave assolutamente previdenziale e slegata da ogni visione umana e/o assistenziale. Come abbiamo detto la speranza di vita si è allungata notevolmente negli ultimi decenni e se consideriamo che una donna vive mediamente 5 anni in più di un uomo quale altra soluzione si poteva adottare?

 

 

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