La ricongiunzione dei liberi professionisti

liberi professionisti

La legge 5 marzo 1990, n. 45, ha introdotto la possibilità

di ricongiungere le posizioni assicurative in essere presso l’INPS, o in forme di previdenza sostitutive,m con quelle in essere presso le varie Casse di previdenza dei liberi professionisti.
Destinatari della legge sono tra gli altri:

a) dipendenti, pubblici o privati, nonché lavoratori autonomi che siano stati iscritti a una Cassa professionale;
b) liberi professionisti che siano stati iscritti a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi;
c) liberi professionisti che abbiano periodi di contribuzione presso diverse Casse professionali.

La ricongiunzione può avvenire presso l’ente dove l’interessato è iscritto come lavoratore dipendente o autonomo all’atto della domanda facendovi confluire tutti i periodi di contribuzione versati presso le varie Casse professionali oppure verso la Cassa professionale, sempre dove l’interessato è iscritto al momento della domanda, trasferendo in questa tutti i contributi versati da lavoratore dipendente e/o autonomo.
Se ha già compiuto l’età pensionabile l’interessato può chiedere la ricongiunzione anche in un fondo diverso da quello dell’ultima iscrizione, purché in tale gestione abbia versato in passato almeno 10 anni di contribuzione continuativa derivante da effettiva attività.

L’interessato deve rivolgere domanda all’Ente presso il quale intende trasferire i contributi presenti presso altre gestioni. La legge prevede che la domanda di ricongiunzione possa essere presentata anche dai superstiti, purché sia presentata entro due anni dalla data del decesso del lavoratore nella gestione presso cui era iscritto e la contribuzione sia determinante per il raggiungimento del diritto alla pensione superstiti.

La ricongiunzione è sempre a titolo oneroso. Il costo si basa sull’aumento di pensione che il soggetto ricava dalla ricongiunzione, tenero conto di fattori quali l’età della persona, il sesso (le donne pagano un importo superiore), il reddito professionale e l’anzianità contributiva raggiunta. Ogni Cassa usa le proprie tabelle con le quali stabilisce la somma che deve essere pagata.

L’onere è determinato dalla cosiddetta “riserva matematica” necessaria per sostenere il maggior onere a carico dell’ente presso cui si ricongiunge; in sostanza il calcolo prevede i seguenti passaggi:

1) calcolo della pensione maturata senza la ricongiunzione;
2) calcolo della pensione con i contributi ricongiunti;
3) calcolo dell’incremento della pensione dovuto alla ricongiunzione;
4) sull’incremento di pensione viene applicato un coefficiente in base alle tabelle utilizzate;
5) riduzione dell’onere ottenuto sottraendo i contributi trasferiti rivalutati a un tasso annuo composto del 4,5%.

Esempio

1) Pensione maturata al momento della domanda di ricongiunzione: 10.000,00 euro;
2) Pensione maturata con la ricongiunzione: 14.000,00 euro;
3) Incremento di pensione: 4.000,00 euro;
4) Coefficiente da applicare: 8,6
5) Costo della ricongiunzione lordo: 34.400,00 euro (4.000,00 x 8,6);
6) Contributi ricongiunti e rivalutatati al 4,5% annuo composto: 8.000,00;
7) Costo netto della ricongiunzione: 26.400,00 euro (34.400,00 meno 8.000,00).

Gli importi versati dal lavoratore per la ricongiunzione sono fiscalmente deducibili.

Il calcolo della pensione

Il sistema di calcolo della pensione avviene in base alla normativa vigente nell’Ente presso cui si ricongiunge.