La quota legittima nella successione

quota legittimaLa legge italiana protegge i congiunti più stretti (per esempio, il coniuge), limitando la libertà di disporre con il proprio testamento (successione testamentaria) dell’intero patrimonio. Una parte di quest’ultimo deve essere, infatti “riservata” a determinati soggetti (detti eredi legittimari o riservatari), anche se questo è contrario alla volontà espressa dal testatore. Questa quota “riservata” è conosciuta anche come “quota legittima“.

Gli eredi legittimari

I soggetti che hanno diritto alla quota legittima sono:

  • il coniuge
  • i figli (o i loro discendenti, se i figli sono pre morti)
  • gli ascendenti (genitori, nonni), solo in mancanza dei figli

Le quote di legittima

Ecco le regole da conoscere.

se c’è un solo erede legittimario unico

  • Al coniuge è riservata la metà del patrimonio. In questo caso la “quota disponibile” (che può essere destinata ad altri per testamento) è pari al 50% del patrimonio complessivo.
  • Al figlio unico ( in assenza del coniuge) è riservata la metà del patrimonio.
  • A più figli (in assenza del coniuge) sono riservati due terzi del patrimonio
  • Agli ascendenti (genitori o nonni, in assenza del coniuge) è riservato un terzo del patrimonio.

se ci sono più eredi legittimari

  • il coniuge e un solo figlio. Al coniuge spetta un terzo del patrimonio, al figlio un terzo del patrimonio. Il terzo rimanente è la quota disponibile.
  • il coniuge e più figli. Al coniuge spetta un quarto del patrimonio. Ai figli, indipendentemente dal numero, spetta la metà del patrimonio da dividere in parti uguali; la quota disponibile, in questo caso, è un quarto.
  • il coniuge con gli ascendenti. Al coniuge spetta la metà del patrimonio, agli ascendenti un quarto del patrimonio. La quota disponibile è dunque di un quarto.

La quota legittima e disponibile

EREDIQUOTA LEGITTIMAQUOTA DISPONIBILE
Coniuge1/21/2
Coniuge e un figlio1/3 coniuge e 1/3 al figlio1/3
Coniuge e due o più figli1/4 al coniuge e 1/2 ai figli1/4
Coniuge e ascendenti1/2 coniuge e 1/4 ascendenti1/4
Un figlio1/21/2
Due o più figli2/31/3
Ascendenti1/32/3
Coniuge e ascendenti1/2 coniuge e 1/4 ascendenti1/4
Quota legittima

Se viene lesa la quota legittima

Cosa succede nel caso in cui le disposizioni riportate nel testamento ledono i diritti degli eredi legittimari? Ovvero il defunto ha disposto del proprio patrimonio in maniera tale da “intaccare” la quota di legittima?
L’articolo 554 del codice civile prevede, in questo caso, che “le disposizioni eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre sono soggette a riduzione nei limiti della quota medesima”. Questo, naturalmente, se i legittimari non accettano la volontà espressa dal defunto: infatti, i legittimari possono accettare la volontà del defunto e fare “acquiescenza” o, al contrario, far valere i loro diritti tutelati dalla legge.

Cosa sfugge alla quota legittima

Non fanno parte del patrimonio ereditario, e di conseguenza non cadono in successione (e non sono vincolate dalla quota legittima):

  • il trattamento di fine rapporto
  • le assicurazioni sulla vita

Il trattamento di fine rapporto, dovuto dal datore di lavoro alla morte del dipendente, devono essere corrisposte, ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile, al coniuge, ai figli e, qualora vivessero a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo. Il trattamento di fine rapporto non cade in successione perché matura per fatto della morte e, quindi, successivamente a questa. Pertanto il trattamento di fine rapporto non rientra nell’asse ereditario e non è soggetto ad imposte di successione.

Anche le somme derivanti da contratti di assicurazione sulla vita non entrano nell’asse ereditario. Infatti, ai sensi dell’articolo 1920 del codice civile, il beneficiario acquista per effetto della designazione un “diritto proprio” nei confronti dell’assicurazione, per cui le somme corrisposte a seguito del decesso dell’assicurato non rientrano nell’asse ereditario, non sono soggette ad imposta di successione. In questo caso il beneficiario non incassa dalla Compagnia di assicurazione come erede ma in quanto , appunto, beneficiario della polizza stessa.

A cosa bisogna fare attenzione in caso di polizza vita

Il beneficiario di una prestazione erogata da una polizza vita può essere tenuto a restituire ai legittimari, la cui quota legittima risultasse lesa, l’ammontare dei premi pagati dal testatore defunto (sono, quindi escluse, le prestazioni).

Questo è un aspetto molto importante e poco conosciuto dagli stessi assicuratori e che spesso crea situazioni difficili.

Proviamo ad analizzare un caso concreto

Il Signor Verdi, in vita, ha stipulato una polizza vita di capitale differito per la durata di 20 anni e con un premio annuo di 5.000,00 euro. Il Signor Verdi, coniugato senza figli, ha designata come beneficiaria la sua segretaria, la Signorina Bianchi. Trascorsi 18 anni dalla stipula della polizza, il Signor Verdi muore. La prestazione assicurata al momento ammonta a 94.000,00 euro. Il patrimonio complessivo lasciato è pari a 80.000,00 euro. La moglie del Signor Verdi chiede alla Signorina Bianchi di avere una parte della prestazione della polizza perché è stata lesa la sua quota legittima. E’ corretto?

Si, è corretto perché in questo caso la quota legittima va calcolata sul patrimonio lasciato in eredità comprensivo dei premi versati sino a quel momento. Per cui:

  • 80.000 + 90.000 (5.000 x 18 anni) = 170.000,00 euro
  • quota legittima: 170.000 x 50% = 85.000,00euro

La moglie del Signor Verdi ha diritto ad avere dalla Signorina Bianchi la cifra di 5.000,00 euro ad integrazione della quota legittima spettante: 80.000 in luogo di 85.000.

Nel caso il patrimonio lasciato dal Signor Verdi fosse stato di 100.000,00 euro, nulla sarebbe dovuto dalla Signorina Bianchi in quanto non ci sarebbe lesione di quota di legittima: 100.000 in luogo di 85.000.