La previdenza del professionista con più attività

contributiUna delle problematiche che più spesso ricorre tra le figure professionali è quella degli obblighi previdenziali a loro carico nel caso di svolgimento di attività non esattamente inquadrabili nelle rispettive Casse di previdenza professionali. Quando, cioè, il lavoratore, iscritto a un albo, svolge in modo professionale l’attività che prevede l’obbligatorietà d’iscrizione alla Cassa specifica non sorgono questioni particolari.

Il problema si pone ogni volta in cui il professionista effettua un’attività:

  • subordinata;
  • professionale e in parte subordinata;
  • instaura un rapporto di collaborazione.

In queste ipotesi ci sono stati, in passato, dubbi sull’ente previdenziale deputato a ricevere l’iscrizione, a percepire la contribuzione e, infine, a erogare la pensione. A dirimere ogni dubbio, l’articolo 18 della legge 111/2011 ha introdotto una norma di interpretazione autentica della legge n. 335/1995, di portata quindi retroattiva. La predetta norma chiarisce che, “coloro che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, tenuti quindi all’iscrizione presso la Gestione Separata INPS, sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero ad attività non soggette al versamento contributivo alle Casse di previdenza dei liberi professionisti in base ai rispettivi statuti e ordinamenti”.

Rientrano in questa norma (secondo quanto precisato dalla circolare INPS 99/2011), tutti cloro che, pur svolgendo attività i scrivibili ad appositi albi professionali, non siano tenuti al versamento del contributo soggettivo presso la Cassa di appartenenza, ovvero abbiano esercitato eventuali facoltà di non versamento/iscrizione, in base alle previsioni dei rispettivi statuti e regolamenti.

A titolo esemplificativo, si possono verificare le seguenti ipotesi, che comportano l’assenza di iscrizione/versamento alla Cassa di appartenenza:

  • mancato raggiungimento di un livello minimo di reddito;
  • esercizio di attività di tirocinio o praticantato;
  • esistenza di altra copertura contributiva contestuale allo svolgimento della professione, a causa della quale la Cassa di appartenenza esclude l’obbligo di versamento del contributo soggettivo, relativo all’attività professionale.

In tutti i predetti casi, lo svolgimento dell’attività professionale non obbliga a versare i contributi soggettivi alla Cassa, ma al massimo il solo contributo integrativo. Per contro, i compensi professionali percepiti sono assoggettatati alla contribuzione presso la Gestione Separata INPS con aliquota piena ovvero ridotta. I liberi professionisti sono, quindi, tenuti al versamento contributivo alla Gestione Separata relativamente ai redditi professionali non assoggettati a contribuzione soggettiva obbligatoria presso la propria Cassa di categoria.

Qualora, invece, le disposizioni normative della Cassa prevedano l’iscrizione facoltativa, per una serie di ragioni previste dai regolamenti stessi, la mancata iscrizione del soggetto interessato non è, da sola, elemento sufficiente per far sorgere l’obbligo contributivo alla Gestione Separata; poiché l’obbligo è infatti strettamente collegato alla volontà del contribuente stesso. Il contribuente potrà esplicitare anche ora per allora la sua decisione.

In conclusione:

  • se la Cassa esclude l’obbligo d’iscrizione, in presenza di percezione di redditi professionali, sorge l’obbligo di versare i contributi alla Gestione Separata INPS applicando l’aliquota ridotta;
  • se la Cassa offre al professionista la facoltà di iscriversi in presenza della percezione di redditi professionali che non obbligano all’iscrizione, occorre ulteriormente distinguere:
  1. il professionista sceglie d’iscriversi alla Cassa: è obbligato a versare alla Cassa stessa i contributi;
  2. il professionista sceglie di non iscriversi alla Cassa: non deve versare i contributi né alla Cassa né alla Gestione Separata.