La pensione con pochi contributi

Un tempo si poteva contare su una pensione dopo una vita lavorativa, oggi le cose non stanno più così, tra riforme e cambiamenti sembra che la pensione non arrivi mai anche alla luce dei nuovi innalzamenti di requisiti richiesti a partire dal 2109.

La domanda a cui questo articolo vuole rispondere è: come può fare chi ha versato pochi contributi per via di una carriera lavorativa discontinua o ha dovuto interrompere prematuramente il lavoro per problemi familiari? Quali sono le opzioni di uscita?

Proviamo a fare il punto della situazione attraverso l’analisi delle possibili alternative.

 

Lavoratori contributivi puri

 

Ricordiamo che, per coloro che si trovano nel sistema di calcolo contributivo puro (inizio dell’attività lavorativa successivamente al 31 dicembre 1995) e non riesca a raggiungere un’anzianità contributiva minima di 20 anni, i nuovi requisiti per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia sono:

 

  • 71 anni di età
  • 5 anni di anzianità contributiva

 

L’assegno sociale

 

Per coloro che rispettano i requisiti reddituali di legge, resta sempre possibile richiedere l’assegno sociale, una misura assistenziale a tutela delle fasce più deboli in età avanzata.

La prestazione è disponibile a partire dai 66 anni e 7 mesi di età per l’anno in corso, requisito innalzato a 67 anni dal 1° gennaio 2019. Per maturare il diritto all’assegno sociale non è necessario aver versato alcun contributo all’INPS e può quindi diventare una misura di “accompagnamento” alla maturazione della pensione a 71 anni per chi ha almeno 5 anni di contribuzione ma non riesce a raggiungere i 20 anni.

 

Il Fondo casalinghe

 

Un’ulteriore opzione, per chi ha effettuato i versamenti, è la pensione per casalinghe.

Il fondo non è cumulabile o ricongiungibile con le altre gestioni, ma consente l’erogazione di una pensione di vecchiaia a partire dai 57 anni, con almeno 5 anni di versamenti ed un assegno uguale o superiore ad 1,2 volte la pensione sociale. I contributi possono essere dedotti dal reddito del coniuge se versati per la persone a carico. In alternativa prevede l’erogazione dell’assegno ordinario al compimento del 65esimo anno di età. L’opzione consente quindi di ottenere un primo reddito previdenziale con sei anni o più di anticipo rispetto ai 71 anni di età previsti dal 2019. Un’alternativa da tenere in considerazione per chi si deve confrontare con una breve storia contributiva.

 

La rendita anticipata erogata dalle forme di previdenza complementare R.I.T.A.

 

Infine, resta la possibilità di maturare una pensione di sostegno anticipata erogata dalle forme di previdenza complementare

La pensione erogata dai fondi può essere anticipata, nel caso della RITA, a partire dai 57 anni di età (fino a 10 anni di anticipo rispetto alla pensione ordinaria), ma con almeno 5 anni di versamenti nella previdenza complementare e 20 anni in quella obbligatoria, oltre ad uno stato di inoccupazione superiore ai 24 mesi. In alternativa è possibile chiedere l’assegno ordinario a 67 anni di età con 5 anni di versamenti nel secondo pilastro, indipendentemente da quanto si è versato all’Inps. Entrambe le soluzioni consentono di ottenere un reddito supplementare con largo anticipo rispetto a chi deve attendere la maturazione della quiescenza ordinaria (nel caso della RITA) oppure della pensione a 71 anni di età (per chi ha pochi versamenti all’attivo).

 

Se queste sono le opzioni per coloro che hanno maturato un’anzianità contributiva irrisoria, lo stesso discorso vale, per contro, anche per gli importi erogati.

 

 

 

 

 

 

 

 

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