La cassa integrazione dei piloti: un’altra storia italiana

aereo 2Il Fondo Speciale per il Trasporto Aereo ((FTSA) finisce sotto accusa. L’INPS ha pubblicato sul proprio sito web una scheda che illustra il funzionamento e i numeri del Fondo, che garantisce prestazioni di integrazione al reddito in situazioni di crisi a una platea potenziale di 150 mila lavoratori del settore, sia di terra che di volo.

Le prestazioni erogate dal Fondo sono però d’oro rispetto a quelle di un normale cassaintegrato di altre categorie: l’integrazione al reddito è infatti pari all’80% dell’ultima retribuzione e può durare sino a sette anni. L’importo supera di frequente gli 8.000,00 euro mensili (lordi) con punte vicine ai 20 mila.

Qual’è il problema?

Se le prestazioni erogate fossero a carico dei fruitori nulla ci sarebbe da obiettare. Ma la scheda INPS dimostra che ben il 96% delle entrate del Fondo è garantito dalla “fiscalità generale” (soldi pubblici, di tutti i contribuenti) che contribuisce al Fondo con un prelievo di 3 euro per ogni biglietto aereo acquistato. Un prelievo uguale per tutti: dai voli low cost a quelli in classe business. Per il resto il Fondo è alimentato da un contributo sulle retribuzioni a carico dei datori di lavoro (0,375%) e dei lavoratori (0,125%) del settore, ma questo versamento è calcolato solo su una parte della retribuzione. Ad esempio, un pilota che percepisce una retribuzione di 10.000 euro mensile, di cui circa 4 mila come “indennità di volo”, versa al Fondo un contributo un contributo di 7,5 euro mensili. In caso di cassa integrazione straordinaria o di mobilità percepisce 8 mila euro mensili tra prestazione integrativa (6.832 euro) e prestazione base (1.168 euro).

Sempre secondo la scheda INPS, il Fondo preleva circa 220 milioni di euro l’anno dai contribuenti; dal 2007 al 2014 sono stai prelevati quasi un miliardo e 400 milioni di euro. Una somma servita per pagare ai cassaintegrati delle varie compagnie aeree in crisi l’80% della retribuzione comunicata dall’azienda all’INPS al momento della richiesta del trattamento integrativo, fino a un massimo di 7 anni. Il che ha significato il pagamento, nel 2012, anno di picco, di 4.366 assegni mensili superiori ai 2.000 euro, 896 superiori ai 5.000, 399 superiori ai 10.000 e 35 che superavano i 20 mila euro lordi.

Cifre da capogiro rispetto al tetto di 1.168 euro mensili per la cassa integrazione dei comuni mortali.

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