Il trattamento minimo di pensione

L’integrazione al trattamento minimo è stata introdotta dall’articolo 6 della Legge 638/1983 e consiste in una integrazione che può essere corrisposta al pensionato quando la pensione è di importo particolarmente basso.

L’importo viene così aumentato fino a raggiungere una cifra stabilita annualmente, che per il 2020 è pari a 515,07 euro mensili per 13 mensilità.

 

REQUISITI

 

Per ottenere l’integrazione al minimo il pensionato deve rispettare determinati requisiti di reddito, che possono essere individuali o coniugali.

L’importo spettante è quello minore risultante dal doppio confronto tra il reddito effettivamente conseguito ed i due limiti di reddito (individuale e coniugale).

 

REDDITI

 

Ai fini dell’esatta valutazione dei redditi è necessario considerare sia quelli personali che quelli del coniuge non legalmente ed effettivamente separato, con l’eccezione dei redditi esenti da IRPEF (rendite INAIL, pensioni di invalidità civile e le pensioni di guerra), della pensione stessa che deve essere integrata, del reddito della casa di abitazione.

 

 

 

 

ANNO

 

 

Limiti di reddito personale che escludono l’integrazione al minimo

 

 

Limiti di reddito personale che consentono l’integrazione al minimo

Limiti di reddito personale che consentono l’integrazione al minimo totale e parziale a seconda dell’importo a calcolo della pensione

2020

Oltre € 13.391,82

Fino a € 6.695,91

 

 

 

Il limite di reddito per ottenere l’integrazione totale è di € 6.695,91, mentre l’integrazione parziale può essere concessa oltre la predetta cifra e sino a € 13.391,82. Oltre tale importo è esclusa l’integrazione.

 

Ad esempio, un pensionato con un reddito annuo di € 5.000,00 ed una pensione di € 150,00 potrà contare su un’integrazione piena sino a € 515,07.

 

Un pensionato con un reddito annuo di € 10.000,00 ed una pensione di € 150,00 potrà ottenere solo un’integrazione parziale in misura pari a € 260,90 al mese e raggiungere così un assegno mensile pari a € 410,90.

 

L’integrazione parziale è riconosciuta, comunque, nel limite massimo di € 515,07 mensili.

Un pensionato con un reddito di € 15.000,00 non avrà diritto ad alcuna integrazione.

 

LIMITI DI REDDITO CONIUGALI

 

Se il pensionato è coniugato la questione si complica. L’integrazione è concessa a condizione che risultino soddisfatti i seguenti requisiti:

 

  1. il beneficiario non superi i 13.391,82 euro di reddito individuale
  2. i redditi coniugali non superino 4 volte il trattamento minimo, pari, per il 2020, a € 26.783,64

 

La legge stabilisce che l’importo spettante è quello minore risultante dal doppio confronto tra il limite massimo di reddito personale e quello effettivamente conseguito e tra il limite di reddito della coppia e quello conseguito.

 

Proseguendo l’esempio precedente se il pensionato avesse 10mila euro di reddito personale e 25mila di reddito coniugale la misura dell’integrazione scenderebbe a 137,20 euro (26.783 € – 25.000 € / 13).

Nessuna integrazione spetterebbe invece qualora i redditi coniugali fossero ad esempio pari a € 30.000,00.

 

L’integrazione al minimo è, pertanto, strettamente legata ai redditi del pensionato e della coppia.

 

 

PRESTAZIONI INTEGRABILI AL MINIMO

 

In linea generale sono integrabili al minimo tutte le prestazioni dirette e indirette erogate dall’AGO, dai fondi speciali per i lavoratori autonomi, dai fondi esclusivi e sostitutivi dell’AGO, ad eccezione della pensione supplementare.

 

 

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