Il cumulo gratuito per i liberi professionisti si incaglia per poche decine di euro

Non ci sono parole per descrivere la guerra tra l’INPS e le Casse di previdenza dei liberi professionisti in merito al cumulo gratuito dei contributi introdotto dalla legge di bilancio 2017. I circa 8.000 liberi professionisti che hanno a oggi presentato domanda di cumulo si trovano senza reddito e pensione.

Il 19 marzo scorso sono state firmate le convenzioni tra INPS e Casse, superando così l’ultimo ostacolo al pagamento delle pensioni a chi aveva già fatto richiesta. Il problema è che alla firma dell’accordo non ha fatto seguito il versamento della “una tantum” di 65,04 euro per ogni pratica che l’INPS ha richiesto per la relativa istruttoria.

 

Di cosa si tratta

 

di cui potevano fruire tutti i lavoratori: dipendenti e autonomi, compresi gli iscritti alla Gestione separata, con l’unica eccezione dei liberi professionisti iscritti alle Casse private.

La Legge di Bilancio 2017 ha allargato la platea dei destinatari permettendo anche ai liberi professionisti di utilizzare i contributi versati in diverse gestioni per  valorizzare la contribuzione complessiva senza alcun onere (ricongiunzione) o finestra d’uscita (totalizzazione).

 

Oltre a estendere il beneficio anche ai liberi professionisti la legge di bilancio 2017 ha introdotto un’altra importante novità: la possibilità di utilizzare il cumulo non solo per la pensione di vecchiaia ma anche per quella anticipata  al raggiungimento dei previsti requisiti stabiliti dalla riforma Fornero, ossia 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne nel triennio 2016-2018 (43 anni e 3 mesi  e 42 anni e 3 mesi nel 2019-2020).

 

Il calcolo della pensione in cumulo gratuito

 

In mancanza di una normativa chiara e comprensibile, in accordo con le rappresentanze delle Casse autonome, l’Inps ha individuato una soluzione pro-rata, simile a quella utilizzata per la totalizzazione dei periodi lavorati all’estero, in regime di convenzione.

Si offre la possibilità di utilizzare subito il cumulo per il diritto alla pensione. Per quanto invece riguarda l’importo della stessa, l’INPS paga (subito) la quota di sua competenza, mentre quella relativa ai contributi versati alla Cassa professionale sarà pagata al raggiungimento dei relativi requisiti.

 

Un esempio per comprendere meglio:

 

Un lavoratore con 28 anni di lavoro dipendente e 15 anni da professionista, potrà ottenere il pagamento immediato della quota di pensione INPS Fondo pensione lavoratori dipendenti, avendo totalizzato oltre 42 anni e 10 mesi tra le due gestioni. Mentre per la liquidazione della quota di pensione nella gestione professionale, dovrà attendere il raggiungimento dei requisiti stabiliti dalla sua Cassa.

 

L’INPS da mesi sta ritardando l’adempimento di una legge”, ha precisato Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp (l’associazione delle Casse professionali), “e se l’Istituto continuerà a non pagare, d’ora in poi gli interessati potranno azionare eventuali rimedi giudiziari. L’ultimo documento prevede che le Casse si facciano carico delle quote di pensione di propria competenza e degli stessi oneri già previsti per le pensioni in totalizzazione: in pratica, sono le stesse di quelle previste dalla convenzione già esistente dal 2007. Quest’anno l’Inps ha invece avanzato la pretesa di addebitare un importo fino a un massimo di 65,04 euro per ogni pratica di cumulo. Non solo, l’Istituto chiede di mettere a pagamento anche le pratiche di totalizzazione, che sono state sempre gratuite”.

Secondo l’Adepp queste pretese non hanno alcun fondamento. “Infatti, in seguito all’estensione del cumulo alle Casse professionali, lo Stato ha riconosciuto all’Inps un maggior finanziamento che, a regime, raggiungerà l’importo di 89milioni di euro l’anno”, sottolinea il Presidente, “queste risorse sono finanziate con le tasse pagate da tutti i contribuenti italiani, compresi i professionisti e le loro Casse. Sarebbe una discriminazione inaccettabile imporre ai nostri iscritti di pagare due volte lo stesso costo”.

 

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