I conti non si fanno senza l’oste

bilancioCome abbiamo già avuto modo di dire in un nostro precedente editoriale (pensioni: dal 2016 tutto come previsto, solo qualche chiacchiera in più) nulla cambierà in tema di pensioni.

Gli annunci provenienti da numerosi parlamentari ed esponenti di partiti politici, ci avevano illuso che un “ritocco” alla riforma Fornero fosse stato più che possibile (quasi certo); si parlava, infatti, di un imminente inserimento di una nuova riforma previdenziale nella legge di Stabilità 2016 ma si sa, questo è il Paese dei facili proclami, dove ci si è dimenticati che per “dare prima bisogna avere”.

Addirittura erano state messe nero su bianco diverse proposte, tra cui le più gettonate erano quelle del Presidente dell’INPS Tito Boeri, che prevedeva il ricalcolo contributivo della pensione e del Ministro Poletti e del Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano con un’uscita anticipata e una riduzione dell’assegno in funzione degli anni di anticipo. Ma nessuna delle due proposte è stata presa in considerazione, perché? Ovvio, perché i conti non si fanno senza l’oste. Prevedere un costo per le casse pubblica significa sempre trovare le necessarie coperture.

Entrambe le soluzioni avrebbero, da un lato, comportato un significativo risparmio per le casse dello Stato (decurtazione degli importi pensionistici) e dall’altro però i risparmi si sarebbero manifestati nel lungo periodo, e, sia la Ragioneria dello Stato, sia la U.E. (che verifica e controlla regolarmente i conti dell’Italia), tengono in considerazione il breve periodo.

Una maggior elasticità in uscita, anche se comporterebbe minori esborsi nel corso degli anni, nell’immediato causerebbe un’impennata di domande di pensione, soprattutto da parte di quei lavoratori e disoccupati in attesa di raggiungere l’età pensionabile per la vecchiaia o gli anni di contribuzione necessari per la pensione anticipata. Le nostre Casse, secondo quanto riferito dal Ministro Padoan, non sono in grado di reggere un innalzamento delle richieste di pensionamento e qualsiasi proposta in merito subirebbe la drastica bocciatura dall’Unione Europea.

Ecco che la tanto ventilata e auspicata riforma delle pensioni resta esclusa dalla manovra di fine anno. Ma c’è ancora chi dice si tratti di un solo rinvio al 2016. A dare un colpo al ferro e uno alla botte ci ha pensato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che, tenendo bene i piedi per terra,  in un’intervista a Porta a Porta ha detto: “si annuncia una cosa sulle pensioni solo quando si è sicuri di farla. Bisogna trovare un meccanismo per cui chi vuole smettere di lavorare un po’ prima rinunciando a un pezzo di pensione possa farlo” e poi aggiungendo: “bisogna capire il quanto: sia sui tempi di anticipo della pensione, sia sulla riduzione per chi esce dal mondo del lavoro prima del previsto. Fino a quando non avremo le idee chiare è inutile parlare”

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