Gestione Separata INPS: diseguaglianze, contributi elevati e prestazioni modeste

pensionati poveriContributi elevati, con aumenti in vista, e prestazioni limitate. Dalla sua nascita (1996) la Gestione Separata INPS, a cui sono iscritte le partite IVA in via esclusiva, ha visto aumentare l’aliquota contributiva di quasi tre volte a fronte di prestazioni modeste.

Consulenti, formatori, traduttori sono alcune categorie di lavoratori che svolgono una libera professione, senza un albo o una cassa di previdenza, che popolano la Gestione Separata INPS. Si tratta di oltre 200 mila lavoratori che in questi anni di crisi hanno visto ridursi i ricavi e godono di tutele limitate in caso di infortunio e malattia. Nella scorsa estate del 2012 la riforma del lavoro aveva previsto un aumento dell’aliquota contributiva dal 27,72% al 33,72% nel 2018. Un aumento introdotto per garantire un’adeguata copertura previdenziale a questi lavoratori, soggetti al sistema di calcolo esclusivamente contributivo.

L’incremento è stato però rinviato più volte. Con la Legge di stabilità del 2014 è stato deciso il mantenimento del 27,72% anche per quell’anno. Con il decreto milleproroghe del 2014 è stata confermata la stessa aliquota anche per l’anno 2015, con la previsione di aumentarla di un punto percentuale nel 206 e di un altro nel 2017. In questo modo, tra due anni, gli iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata dovranno versare il 28,72% dei compensi, ma poiché per il 2018 il testo della legge n. 92/2012 non è stato modificato, si avrebbe un aumento al 33,72%.

Oneri contributivi differenti

Si tratta di un’aliquota eccessiva, tanto più che è a carico esclusivamente del professionista, anche se esiste la possibilità di esporre in fattura il 4% a carico del committente ma, in realtà, non viene utilizzata. Per i collaboratori (anch’essi iscritti alla Gestione Separata INPS), invece, solo un terzo è scarico del lavoratore. Se poi nel confronto si includono i liberi professionisti iscritti a Casse di previdenza autonome, la differenza è ancora maggiore dato che i contributi chiesti dalle rispettive casse in pochi casi superano il 14%.

Lavoratori in uscita

La Gestione Separata INPS è caratterizzata da una forte eterogeneità sia per quanto riguarda l’attività svolta dagli iscritti sia per quanto riguarda i contributi previdenziali. Da qualche anno si nota il fenomeno che chi può ne esce per migrare verso altre gestioni pensionistiche. C’è chi si è iscritto a un ordine professionale e versa i contributi al relativo ente previdenziale, altri si sono iscritti alla gestione commercianti che, assieme alla gestione artigiani, rappresenta un punto di riferimento per tutti i lavoratori autonomi. La logica vorrebbe che per tutti si utilizzasse un’aliquota unica, ad esempio quella, appunto, prevista per commercianti e artigiani che arriverà al 24% a partire dal 2018.

Per quanto riguarda l’assegno pensionistico, questi lavoratori, come abbiamo detto, sono soggetti ad un sistema di calcolo esclusivamente contributivo, con il rischio concreto di ritrovarsi, dopo decenni di lavoro, con pensioni di importo molto modesto. Oltretutto la Gestione Separata, a differenza delle gestioni lavoratori autonomi dell’INPS, non prevede una contribuzione minima. Le prime prestazioni maturate interamente con il sistema di calcolo contributivo saranno erogate a partire dal prossimo anno. Come se non bastasse, i lavoratori iscritti alla Gestione Separata non hanno diritto ad una pensione minima, essendo stata abolita l’integrazione al trattamento minimo. 

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