Età pensionabile e qualità della vita

anziani bellaLa riforma Fornero potrebbe essere definita come la “madre di tutte le riforme“. L’adeguamento periodico all’incremento della speranza di vita, sia per determinare l’età pensionabile che l’importo dell’assegno, non solo evita di fare altri interventi ma, di fatto, aggiunge un ulteriore interrogativo sul futuro pensionistico di tutti: “quando potrò andare in pensione?”. Prima della riforma l’interrogativo era solo sul “quanto“, oggi lo è anche sul “quando“. D’ora in avanti, in sostanza, saremo in grado di conoscere con certezza il momento in cui abbiamo iniziato a lavorare ma non quello in cui cesseremo l’attività.

L’incertezza è dunque duplice:

  • importo della pensione;
  • momento del pensionamento.

Rimangono però due certezze:

  • il momento di lasciare il lavoro sarà sempre più lontano;
  • l’importo della pensione sarà sempre più basso.

L’età pensionabile

Adeguare l’età pensionabile all’incremento della speranza di vita si riflette negativamente sul futuro di ognuno di noi, significa non essere più in grado di fare progetti di vita, significa non poter più programmare cosa fare durante il periodo che dovrebbe essere il più tranquillo del ciclo di vita, significa, soprattutto, andare incontro a una vita media che se da un lato si allunga, dall’altro diminuisce in termini di “vitalità“, riservandoci una vecchiaia con maggiori incognite in relazione sia a problemi di salute che di non autosufficienza.

Allungare l’età pensionabile significa mantenere, comunque, inalterata la vita media residua in pensione (se prima un pensionato andava in pensione a 65 anni con una vita media residua a 79 anni, oggi si va a 66 con una vita media residua a 80 anni, quindi sempre di 14 anni) ma rinunciare a qualche anno di vitalità in più e alla possibilità di poter fare ancora certe cose. 

L’importo della pensione

Qualche anno fa’ il Presidente dell’INPS sosteneva che la riforma Fornero avrebbe consentito ai giovani di maturare un assegno pensionistico più alto per il semplice fatto che avrebbero dovuto lavorare più anni e maturare, quindi, un montante contributivo più elevato. Lasciando perdere il fatto che per avere un montante contributivo più elevato non è solo necessario lavorare di più ma in maniera continuativa, il discorso del Presidente,da un punto di vista matematico non farebbe una piega, peccato che anche i “coefficienti di trasformazione” si adeguano periodicamente all’incremento della speranza di vita: da un lato, quindi, il montante contributivo (in teoria) cresce, dall’altro la pensione resta invariata o diminuisce (in pratica).

La sostenibilità economica del sistema previdenziale, soprattutto nel medio lungo periodo, è condizionata dalla sua sostenibilità sociale. Su questo è doveroso fare una seria riflessione per valutare le possibili contraddizioni degli attuali meccanismi e individuare regole per rendere il sistema più affidabili per gli assicurati e realmente sostenibile socialmente, oltre che finanziariamente.