Continuano a crescere le libere professioni

Crescono le libere professioni nonostante la crisi abbia messo a dura prova la capacità di produrre reddito che è diminuito per molte categorie.

Il numero degli iscritti ad Albi/Ordini professionali è salito del 22% dal 2007 passando da 1,125 milioni a 1,388 milioni. Nel 2017 il mondo delle libere professioni è salito al 6 per cento del totale occupati.  

 

Ma qual è il fascino della libera professione? Perché, nonostante la crisi e le evidenti difficoltà, il numero dei liberi professionisti è cresciuto?

Per Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp, l’associazione fra le casse dei professionisti iscritti a un albo parte della spiegazione sta nell’allungamento dell’età pensionabile che ha trattenuto nel mondo del lavoro persone che sarebbero uscite prima.

«Il rapporto attivi/ pensionati – sempre secondo Oliveti – si è modificato perché più persone sono rimaste attive visto che si è allungata l’età pensionabile a causa delle varie norme introdotte a partire dalla Fornero in poi». Questo spiega perché, nonostante la crescita del numero totale dei liberi professionisti, l’età media di questo universo sia salito».

Dunque non c’è stato un forte afflusso di giovani, ma più “vecchi” rimasti al lavoro. Il tasso di crescita con cui i giovani entrano nel mondo delle libere professioni  è anzi diminuito nel corso del tempo.  «Se il governo mettesse in atto una politica giusta, molti più giovani potrebbero trovare posto in questo comparto », precisa Oliveti. Del resto, di posto all’interno delle professioni ce n’è più di quanto non si creda. Perché non c’è soltanto il classico lavoro che conosciamo di ogni professione (il consulente del lavoro che si occupa di problematiche fiscali e di lavoro, gli architetti che fanno progetti,ingegneri che realizzano ponti, gli avvocati che vanno in tribunale, ecc.), ma molte nuove specializzazioni richieste dallo stesso mercato.

«Nel nostro settore – dice Walter Anedda, presidente della cassa dei dottori commer-cialisti, la Cnpadc – ci sono specializzazioni del tutto nuove che lo stesso mercato richiede. Ad esempio, c’è chi assiste le imprese nell’utilizzo dei fondi comunitari: la mancanza di professionalità negli enti locali spinge le aziende verso un professionista che disbrighi tutte le pratiche». Ma ci sono anche altri subcomparti nell’ambito dell’area dei dottori commercialisti: «Oggi si sta riformulando tutto il sistema di gestione dell’area fallimentare », spiega Anedda. «Sta cambiando il ruolo del curatore fallimentare, che del resto anche prima era quasi sempre appannaggio dei commercialisti. Rispetto al passato si cerca di anticipare il fallimento e per questo sono presenti nuovi professionisti specializzati ».

Anche il sistema del risk management richiede nuove figure: c’è sempre più spazio per avvocati e dottori commercialisti negli organi di vigilanza e di prevenzione dei rischi aziendali. «In poche parole – commenta Anedda – il mercato delle libere professioni cresce e si espande continuamente. Serve, naturalmente, capacità di adattamento e soprattutto serve una formazione ad hoc, spesso carente». La formazione sembra appunto la chiave per inseguire le nuove specializzazioni professionali e dare una prospettiva di lavoro ai giovani. «Le libere professioni – dice Tiziana Stallone, presidente dell’Enpab, la cassa di previdenza dei biologi – sono la risposta più efficiente e veloce a un mercato che cambia. Nel campo della biologia, ad esempio, ci sono nuove specializzazioni nel campo forense, dove è sempre più massiccio l’uso del dna per il riconoscimento dell’autore di un delitto, o come i controlli di qualità. In quest’ultimo caso la normativa europea ha visto una risposta efficiente dei professionisti ». Gli enti di previdenza si stanno ritagliando un ruolo nella formazione: «Noi siamo al centro di un triangolo con lo Stato e con le Regioni ma anche con le Università. L’obiettivo è aiutare giovani e meno giovani a cogliere le nuove opportunità».

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