Che strano paese il nostro

 

fisco 2Uno dei tanti paradossi che ci sono nel nostro Paese riguarda la previdenza complementare: il rendimento del risparmio puramente finanziario viene tassato a scadenza, com’è naturale che sia, nel momento in cui si realizza materialmente la plusvalenza, mentre quello del risparmio previdenziale subisce una tassazione anticipata annuale. Chi sottoscrive un prodotto finanziario per 20 anni beneficerà di rendimenti lordi e pagherà l’imposta sul rendimento solo a scadenza; il sottoscrittore di un fondo pensione paga invece l’imposta sui rendimenti (non ancora incassati) ogni anno.
Chi mi conosce sa anche la mia posizione nei riguardi del beneficio fiscale riservato ai contributi conferiti ad una forma di previdenza complementare, argomento che non voglio però approfondire in quest’occasione. Vorrei solo cercare di capire quale logica sottostante ci sia per una normativa che con una mano da, incentivando l’adesione con la deduzione dei contributi e che con l’altra si riprende tassando (anticipatamente) i rendimenti realizzati; una normativa che va oltre ogni limite di rispetto del cittadino che, per responsabilità non certo sua, si vede costretto ad accantonare risparmio per garantirsi una pensione decorosa dopo aver lavorato e versato contributi per oltre 40 anni. Il Ministro dell’Economia Padoan e il presidente del Consiglio Renzi non solo non hanno eliminato  questa situazione incresciosa e tipica italiana ma hanno fatto di più raddoppiando l’aliquota di tassazione  dall’11% al 20% quando in tutta Europa si va in controtendenza cercando di incentivare e agevolare l’adesione alla previdenza complementare anche con la non tassazione dei rendimenti realizzati in fase di adesione. 

Tutto questo ha una sola spiegazione: mancanza di rispetto verso il cittadino per il bisogno di fare cassa nell’immediato.

Per non parlare della possibilità di ricevere il TFR in busta paga ….. un ennesima presa in giro di cui parleremo in un prossimo editoriale. 

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