Quali novità in materia di TFR e previdenza complementare ha introdotto il Ddl concorrenza

La legge 124/201, meglio nota come Del concorrenza, ha portato una serie di importanti novità in materia di previdenza complementare, modificando in parte il D.Lgs. n. 252/2005 che disciplina le forme pensionistiche complementari.

 

Le principali novità riguardano sia il finanziamento della posizione sia l’accesso  alle prestazioni.

 

  • Possibilità di versamento parziale del TFR, se previsto dagli accordi collettivi o aziendali;
  • Prestazione pensionistica anticipata in caso di inoccupazione superiore a 24 mesi;
  • Riscatto per perdita dei requisiti per adesioni in forma individuale

 

Possibilità di versamento parziale del TFR

 

Fino a prima del Ddl concorrenza tutti i lavoratori che avevano iniziato a lavorare successivamente al 28.04.1993 potevano aderire alla forma di previdenza complementare scelta:

  • versando obbligatoriamente integralmente il TFR maturando se si trattava di un fondo chiuso;
  • versando facoltativamente integralmente il TFR maturando se si trattava di un Fondo aperto e/o P.I.P.

 

La nuova normativa, invece, prevede la possibilità di aderire alla forma di previdenza complementare anche versando una percentuale minima di TFR, purché ciò sia espressamente previsto dagli accordi collettivi. 

Eventualità, quest’ultima, finora riconosciuta esclusivamente ai soli cosiddetti ”vecchi iscritti”, cioè agli iscritti prima del 28.04.1993. In assenza di indicazioni negli accordi, comunque il conferimento del TFR maturando è totale.

La convenienza  a investire il proprio TFR a una forma di previdenza complementare anche in caso parziale (esempio 50%) deriva soprattutto dalla differenza del trattamento fiscale. 

Infatti,sulle rivalutazioni di TFR decorrenti dal primo gennaio 2015, si applica un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 17%, mentre sui risultati di gestione dei fondi di previdenza integrativa un’aliquota del 20% (la tassazione effettiva dei redditi riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri equiparati è pari al 12,5%). Per quanto riguarda, invece, la tassazione sulle prestazioni, al capitale o alla rendita erogati dal fondo pensione si applica una ritenuta alla fonte a titolo di imposta con aliquota del 15%, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali (tassazione massima del 9%). Mentre alla liquidazione da parte dell’azienda, si applica la tassazione separata, mediamente con un aliquota tra il 23% e il 35%.

Senza tralasciare poi la possibilità di dedurre dal reddito complessivo i contributi versati nel limite massimo di 5.164.57 euro l’anno.

 

Prestazione pensionistica anticipata

 

Per quanto riguarda la prestazione pensionistica anticipata se un iscritto al fondo pensione, si trova in uno stato di inoccupazione da più di 24 mesi (in precedenza erano 48 mesi) e si trova a 5 anni di distanza dalla maturazione del diritto alla pensione nel regime obbligatorio di appartenenza, può chiedere integralmente o parzialmente la prestazione maturata nel fondo pensione. Eventualmente il fondo pensione, mediante apposita previsione statutaria o regolamentare può ampliare il periodo di anticipo fino a 10 anni.

L’anticipo può essere richiesto anche sotto forma di rendita temporanea fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di primo pilastro. Inoltre, la prestazione anticipata può essere richiesta sia dal soggetto in stato di inoccupazione superiore a 24 mesi sia dal soggetto colpito da invalidità permanente che comporti riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo.

 

Riscatto per perdita dei requisiti

 

La “Legge di Concorrenza” ha esteso la possibilità di riscattare la posizione individuale accumulata in caso di perdita dei requisiti (inocuppazione.) anche agli aderenti di un fondo pensione aperto o un PIP. Il riscatto per perdita requisiti normalmente connesso al cambio o cessazione del rapporto di lavoro era fino a oggi concesso esclusivamente alle adesioni collettive: l’innovazione consiste pertanto nell’estensione di questa forma di riscatto immediato anche alle adesioni in forma individuale. Rispetto al passato, quindi, un soggetto che cambia o perde il lavoro ed è iscritto a un qualsiasi Fondo pensione, può riscattare immediatamente tutta la posizione accumulata.

Con le modifiche apportate dal Decreto, la previdenza complementare assume a tutti gli effetti una funzione di ammortizzatore sociale, oltre a quella originaria di integrazione al reddito pensionistico.

 

  • Valentina Dic 28, 2018, 4:19 pm

    Avrei una domanda,
    Leggendo l’articolo si parla di riscatto totale anche in occasione di un cambio di lavoro.
    La situazione in sintesi è questa, il tfr è stato destinato totalmente in un fondo pensione, ora il soggetto in questione ha dato le dimissioni ed è entrato in un’altra ditta, in questo caso si può chiedere il riscatto del tfr anche se è nel fondo pensione?
    Grazie

    • Michele Giu 27, 2019, 6:45 pm

      La risposta alla domanda di Valentina interessa anche a me. In caso di cambio lavoro il TFR versato in PIP o FPA può venire liquidato?
      Grazie
      Michele

      • Giuseppe Guttadauro Ago 10, 2019, 10:53 am

        No, in caso di cambio attività il TFR versato a una forma di previdenza complementare non può essere riscattato. Il riscatto è possibile solo in caso di cessazione dell’attività lavorativa

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