2018: un anno nero per la previdenza complementare

Nel 2018, secondo la relazione annuale della Covip, i rendimenti degli strumenti di previdenza complementare hanno registrato performance inferiori alla rivalutazione del Tfr. Il presidente Padula invita tuttavia ad assumere uno sguardo di lungo periodo e auspica novità per il prossimo futuro
 
 

Il 2018 è stato un anno tra i più difficili per gli strumenti di previdenza complementare in Italia. Secondo la relazione annuale della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, il settore ha registrato rendimenti in flessione, addirittura al di sotto di una rivalutazione del Tfr che nello stesso anno si è attestata all’1,9%. Fondi pensione negoziali e aperti si sono arenati in territorio negativo, segnando rispettivamente perdite del 2,5% e 4,5%. Peggio ancora hanno fatto i Piani Individuali Pensionistici di ramo terzo che hanno registrato una flessione del 6,5%. Si salvano soltanto le gestioni separate di ramo I, in grado di chiudere l’anno con un rendimento positivo dell’1,7%.

 

Le performance appaiono pesantemente influenzate dal momento negativo attraversato dai mercati finanziari nel 2018, stretti fra fibrillazioni geopolitiche, tensioni commerciali ed elevata volatilità. In questo contesto, il risultato dei fondi pensione non stupisce. E diventa meno preoccupante se si considera che nei primi mesi del 2019, stando ad alcune stime preliminari, il settore avrebbe sostanzialmente recuperato le perdite registrate nell’anno precedente.

 

Una visione di lungo periodo

 

Il presidente Mario Padula ha invitato tutti a prendere i numeri della relazione con estrema cautela. La flessione del 2018 arriva infatti all’indomani di un decennio estremamente positivo per il settore. La performance media annuale dal 2009, ha fatto notare Padula, si è attestata attorno al 5%, con punte superiori al 7% per quanto riguarda i comparti azionari. Negli ultimi dieci anni, i fondi negoziali hanno totalizzato un rendimento medio del 3,7%, i fondi aperti del 4,1%, i Pip di ramo III del 4% e quelli di ramo I del 2,7%. Nello stesso periodo la rivalutazione del Tfr si è fermata al 2%.

 

Serve pertanto una visione di lungo periodo, senza attacchi di panico o euforia, in linea con strumenti di lunga durata che possono inevitabilmente incontrare momenti di contrazione.

 

Luci e ombre sugli iscritti

 

Secondo i numeri della relazione annuale, la commissione di vigilanza opera su circa 400 forme pensionistiche complementari, suddivise in 33 fondi negoziali, 43 fondi aperti, 70 Pip e 251 fondi pre-esistenti. Il settore gestisce attualmente 250 miliardi di euro in risparmio previdenziale.
A fine 2018 gli iscritti si attestavano a quota 7,9 milioni (30,2% della forza lavoro), in rialzo del 4,9% rispetto all’anno precedente. Le posizioni aperte erano invece 8,7 milioni. I numeri positivi sulle adesioni si scontrano tuttavia col crescente fenomeno di chi, seppur iscritto, ha interrotto la contribuzione: Covip stima che nel 2018 fossero circa due milioni di lavoratori, in crescita di 200mila unità rispetto all’anno precedente. Inoltre, fa notare la commissione di vigilanza, il 60% di chi non ha versato i contributi nel 2018 ha sostanzialmente interrotto la contribuzione da almeno tre anni, segnale di un vero e proprio abbandono (e non di uno stop momentaneo) della previdenza complementare.

 

Strumenti per pochi

 

Altro punto critico è poi la distribuzione delle adesioni nel tessuto della popolazione. Gli iscritti sono infatti per lo più uomini di età matura che risiedono nelle aree più ricche e produttive d’Italia, accentuando un gap geografico e sociale che rischia di lasciare scoperte le aree dove l’esigenza di un puntello integrativo complementare sarebbe più necessaria. Le adesioni risultano scarse in particolare fra i giovani: la partecipazione degli under 35 si ferma infatti al 20,4% della forza lavoro, circa un terzo in meno di quella che si registra nella fascia di età compresa fra 35 e 54 anni (31%). Anche la contribuzione risulta di due terzi inferiore alle classi più mature.
Al fine di rendere il sistema più inclusivo, fanno sapere dalla Covip, è necessario uno scatto innovativo che consenta di raggiungere le fasce a rischio esclusione, attraverso l’istituzione di una rete di servizi a livello territoriale e lo sviluppo di modelli di adesione online.

 

Novità in arrivo

 

L’appello per un sistema più inclusivo arriva in un anno ricco di novità per il settore. Innanzitutto ci sarà l’adeguamento alla Iorp II, direttiva europea che impone maggiori controlli sulla gestione finanziaria e sulla governance del rischio. Poi c’è da vedere come evolverà la creazione di un mercato europeo dei fondi pensione, cosa che potrà potenzialmente aumentare la concorrenza del settore con l’ingresso di nuovi operatori comunitari. A tal proposito, la Covip ha pertanto auspicato un adeguamento della struttura fiscale dei fondi pensione a quelli principali operatori europei e l’introduzione della possibilità di trasferire a un anno successivo la quota non utilizzata di deducibilità fiscale, cosa che potrebbe incrementare l’efficienza del settore.

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