Previdenza complementare: adesione individuale e collettiva, cosa cambia per il lavoratore e il datore di lavoro

previdenza integrativaLa scelta di aderire a una forma di previdenza complementare in forma collettiva piuttosto che individuale ha impatti differenti sia per l’aderente che per il datore di lavoro. 

LAVORATORE

Iniziamo con l’approfondire le differenze tra l’adesione ad un fondo negoziale (chiuso) piuttosto che aperto o PIP. 

Finanziamento

Possono essere tre le fonti di cui può usufruire un lavoratore dipendente per finanziare una forma di previdenza complementare:

  1. contributo personale;
  2. contributo del datore di lavoro;
  3. trattamento di fine rapporto.

Nelle adesioni collettive il conferimento del TFR è in genere obbligatorio, mentre resta facoltativo in quelle individuali, il contributo del lavoratore è facoltativo in entrambe le modalità di adesione, il contributo del datore di lavoro, infine, è obbligatorio se derivante da accordi collettivi ed in presenza del contributo del lavoratore, fermo restando la possibilità di versare un contributo liberale facoltativo

Riassumendo

Adesione collettiva
Fondo chiuso



Adesione individuale
Fondo aperto - PIP
Contributo del lavoratoreFacoltativo
Obbligatorio in caso si voglia usufruire del contributo datoriale
Facoltativo
TFRObbligatorioFacoltativo
Contributo del datore di lavoro da accordo collettivoObbligatorio in caso sia presente anche il contributo del lavoratoreNon è possibile
Contributo del datore di lavoro liberaleFacoltativoFacoltativo

Non è quindi sempre vero che un lavoratore aderendo a un PIP o fondo pensione aperto perda il contributo del datore di lavoro perché, in virtù di un accordo o regolamento aziendale, può comunque usufruire del contributo “liberale”.

Il contributo versato dal lavoratore in un fondo chiuso è predeterminato nel suo importo minimo stabilito in % sulla retribuzione nel regolamento dello stesso fondo chiuso, questo significa che l’aderente non può versare un importo inferiore, mentre il contributo conferito in un PIP – Fondo pensione aperto è sempre e comunque libero.

Se il lavoratore volesse sospendere o aumentare il proprio contributo a un fondo chiuso non lo può fare liberamente perché trattenuto in busta paga, deve quindi rivolgersi al proprio datore di lavoro il quale deve a sua volta deve informare il proprio commercialista con tutti gli oneri amministrativi che ne conseguono. La stessa procedura dovrà essere adottata in caso di ripresa del versamento. Al contrario, in un PIP – Fondo pensione aperto c’è libertà di sospendere, aumentare, diminuire e riprendere liberamente i versamenti.

Ci sono diversi dipendenti che pur desiderando iniziare ad aprire una forma di previdenza complementare non vogliono destinare il TFR ma tenerlo in azienda in caso di necessità o come capitale di scorta al momento del pensionamento, questo non è possibile con un fondo chiuso, possibilità concessa invece in un PIP – Fondo pensione aperto.

Assistenza

L’adesione a una forma di previdenza complementare ha un orizzonte temporale in genere medio – lungo , un periodo durante il quale l’aderente può avere necessità di assistenza. Aderendo a un fondo chiuso non c’è (o è molto difficile trovarla) la possibilità di ricevere un servizio di assistenza e di consulenza, il tutto è demandato al sindacato, non sempre presente e preparato come può esserlo un intermediario assicurativo, o al datore di lavoro.


DATORE DI LAVORO

Finanziamento

Il datore di lavoro può dover sostenere due diversi costi in caso di adesione di un proprio dipendente a un fondo chiuso:

  1. la mancata disponibilità del TFR come fonte di autofinanziamento;
  2. l’eventuale contributo da accordo collettivo (sempre che il dipendente versi anche il suo contributo personale).

Al contrario, se un dipendente aderisce a un PIP – Fondo pensione aperto il datore di lavoro ha la possibilità di mantenere il TFR in azienda come autofinanziamento (questo nelle sole aziende con meno di 50 dipendenti). Un ulteriore vantaggio consiste nel non dover versare il contributo da accordo collettivo ma, solo se lo vuole, solo quello liberale.

Costi amministrativi (di gestione)

Nel caso di adesione dei dipendenti a un Fondo pensione chiuso è il datore di lavoro che deve provvedere agli oneri amministrativi: gestione delle trattenute in busta paga del contributo dei dipendenti, sospensione e ripresa dei versamenti, bonifici a favore del fondo, gestione delle problematiche del dipendente, eccetera, oltre ai maggiori costi del proprio commercialista. Se l’adesione dei dipendenti è a un PIP – Fondo pensione aperto tutto è molto più semplice e meno costoso, è infatti il dipendente che provvedere ad effettuare i versamenti, a sospenderli, aumentarli, diminuirli senza incidere sui costi per il datore di lavoro.

 

 

 

 

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