PIR e previdenza complementare

La Legge di Bilancio 2017, al fine di  incentivare alcune tipologie di investimenti ha introdotto un particolare regime di esenzione sui rendimenti per le casse previdenziali dei professionisti e per le forme di previdenza complementare. Per favorire il risparmio privato con prospettive di rendimenti appetibili, è stato creato un nuovo prodotto di risparmio di cui si parlava da tempo: i Piani di risparmio a lungo termine (PIR) : Per come sono concepiti e per gli importi individuali che possono raccogliere sono riservati indubbiamente agli investitori che si posizionano nella fascia di reddito medio alta.
Lo scopo è quello di convogliare risorse finanziarie verso l’economia reale, con un vincolo di lungo periodo abolendo definitivamente il credito d’imposta, varato nel 2015 e  riservato ai fondi pensione che avrebbero investito in opere infrastrutturali, perché nella realtà si è rivelato praticamente inapplicabile.
Come si diceva a fianco delle nuove esenzioni per la previdenza, il varo dei Pir che molti li vedono come strumenti alternativi al risparmio previdenziale, non è assolutamente così Basta guardare la strutturazione per verificarne la non concorrenzialità. Infatti la legge pone un il limite individuale investibile di 30.000 euro annui fino ad un massimo di 150.000 euro. Cioè fuori dalla portata del lavoratore medio che ha un reddito oscillante attorno ai 25.000 euro annui. Che può mettere da parte un centinaio di euro mensili e neppure quelli. Il grosso del risparmio pensionistico è costituito dall’accantonamento del tfr. Questo è il dato incontrovertibile. Ora il disegno di legge sulla concorrenza e del mercato, approvato con la fiducia al Senato ed ora alla Camera per la terza lettura,  dà la possibilità di modulare le quote di tfr da poter destinare alla complementare per invogliarne le adesioni.Tuttavia è ovvio che meno si destina ai fondi pensione e meno si avrà come rendita integrativa. ma da un complesso di fattori intrecciati fra loro. Per esempio, i precari della scuola stabilizzati, circa 90.000. Orbene prima non si iscrivevano alla complementare per l’incertezza economica futura (dicevano), ma ora che questa remora è caduta, pochissimi hanno aderito ad Espero,il fondo pensione della scuola.
Il governo attraverso i Pir mira ad attirare risorse per finanziare le piccole e medie imprese, così come con le nuove esenzioni non demorde dal tentare di far investire le forme di previdenza nella finanza italiana, come se il caso Atlante non fosse stato un forte segnale d’allarme che ha sopito parecchi spiriti avventurosi delle Casse dei Professionisti ( prima avevano deliberato un investimento di 500 milioni di euro nel fondo salva banche Atlante, per fare subito, fortunatamente, marcia indietro).
Per la previdenza complementare è previsto un regime di esenzione per i rendimenti derivanti dalle attività finanziarie se l’investimento  è  effettuato  a talune condizioni:
1. l’investimento deve essere destinato ad una o più attività finanziarie “qualificate” indicate dalla normativa (art. 1, commi 89 e 92);
2. deve essere rispettato un “tetto massimo” ,
3. deve essere osservato un “periodo minimo.
Le attività finanziarie “qualificate” sono:
– azioni o quote emessi da imprese residenti in Italia o in Stati UE o SEE (purché operanti in Italia per il tramite di una stabile organizzazione);
– quote o azioni di OICR residenti in Italia o in Stati UE o SEE, che investano prevalentemente negli strumenti finanziari di cui al punto precedente o Individuazione concreta degli investimenti agevolati.

Seconda condizione: L’investimento “qualificato” non può eccedere il 5% dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente.
Terza condizione: L’investimento deve essere detenuto per un periodo non inferiore a 5 anni.
I redditi relativi agli investimenti “agevolati” effettuati dalle forme di previdenza sono esenti ai fini dell’imposta sul reddito.
Si decade dall’agevolazione per cessione del titolo prima del quinquennio;scadenza o rimborso del titolo prima del quinquennio.
Staremo a vedere se questa operazione avrà maggiore successo del credito di imposta. Va da sé che con il rialzo dello spread e la ripresa dell’economia e l’affievolimento del Q.E. con l’inflazione che sfiora il 2%, ammesso che non sia un fuoco di paglia, ritornano appetibili i titoli di debito pubblico.

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