La portabilità del contributo del datore di lavoro

fondo chiuso

La cosiddetta portabilità del contributo del datore di lavoro, nel caso in cui un dipendente decida di trasferire la propria posizione da un fondo pensione chiuso a una diversa forma di previdenza complementare, anche individuale, è stata stralciata dall’articolo 15 del DDL Concorrenza. Al momento tutto è ancora provvisorio, visto che il testo è nella prima metà del suo iter di approvazione ma è stato registrato con grande soddisfazione da Assofondipensione, l’associazione che raggruppa i fondi negoziali (chiusi) a cui sono iscritti oltre 2 milioni di lavoratori.

Si tratta di un plauso al buon senso – spiega il presidente di Assofondipensione Michele Tronconi –  e al riconoscimento da parte del governo dell’opportunità a un confronto in sede tecnica, sinora mancato. I fondi pensione negoziali devono avere il pieno supporto, anche pubblico, se devono svolgere con efficacia ed efficienza la loro funzione di complemento al primo pilastro, cioè alla pensione rogata dall’INPS.”

Dopo l’aumento della tassazione dei rendimenti dei fondi pensione dall’11,5% al 20% (che significa un taglio del 6% sulla prestazione finale in un arco temporale di 30 anni), Assofondipensione ha più volte chiesto interventi sulla previdenza complementare:A differenza di tutte le altre parti del disegno di legge – ha proseguito Tronconi – l’articolo 15 non traeva ispirazione da alcuna segnalazione dell’Autorità per la concorrenza. In sostanza si proponeva la medicina senza che alcun medico avesse diagnosticato una malattia. La portabilità del contributo del datore di lavoro andrebbe a intaccare un sistema di relazioni industriali consolidato senza che nessuna abbia rilevato distorsioni da correggere nell’assetto attuale”.

Secondo Assofondipensione tutte le proposte in materia di pensioni, anche quella in discussione sulla flessibilità in uscita, dovrebbero essere affrontate nell’ambito di un disegno d’insieme, che rafforzi le sinergie tra previdenza obbligatoria e complementare. “Un primo intervento dovrebbe essere finalizzato a promuovere le adesioni alla previdenza complementare, soprattutto per la categoria dei giovani e dei lavoratori autonomi, che tendono tuttora a rimanere distanti. Occorre poi – continua Tronconi – sostenere l’equilibrio finanziario delle piccole imprese che conferiscono il TFR dei dipendenti ai fondi pensione, prevedendo efficaci strumenti di garanzie per agevolare l’accesso al credito sostitutivo”.

Riguardo a una proposta contenuta in un emendamento all’articolo 15 di un intervento per favorire aggregazioni tra i fondi pensione, Assofondipensione ribadisce la sua posizione: ” Ci si sta preoccupando di migliorare qualcosa che già funziona, lo dimostrano i rendimenti ottenuti da tutti i fondi, anche i più piccoli. Non siamo al capezzale di un malato bisognoso di cure immediate. Magari è opportuno valutare l’accorpamento di alcuni fondi pensione attraverso la valorizzazione della contrattazione collettiva, per cogliere le opportunità di crescita e contribuire agli investimenti nell’economia reale e allo sviluppo di cui il Paese ha bisogno”.

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