La contribuzione volontaria

volontariI contributi volontari hanno l’obiettivo di permettere all’ex lavoratore che cessa il rapporto di conservare i diritti per la prestazione pensionistica. Consentire, insomma, a chi ha smesso di lavorare di conseguire in ogni caso la pensione.

Beneficio fiscale

Così come avviene per il riscatto, anche i contributi volontari sono interamente deducibili dal reddito. In precedenza, invece, il costo sostenuto dava diritto ad una detrazione pari al 19% della somma spesa entro il tetto di 2,5 milioni di lire. Dato che alla formazione di questo plafond contribuivano anche i premi versati per una polizza vita e contro gli infortuni, i benefici fiscali erano decisamente ridotti.

Autorizzazione

Per poter proseguire con la contribuzione volontaria occorre una specifica autorizzazione rilasciata dall’INPS. La richiesta può esser fatta anche dai dipendenti pubblici che in passato ne erano esclusi.
L’autorizzazione viene concessa in presenza di un’anzianità contributiva minima di tre anni nel quinquennio precedente la domanda. Nel caso non si abbiano tre anni nei cinque precedenti, la richiesta di autorizzazione viene comunque concessa a condizione di aver maturato un minimo di cinque anni versati in qualsiasi periodo.
All’atto dell’accoglimento della domanda l’INPS provvede a comunicare all’interessato la decorrenza dell’autorizzazione, l’importo da versare e tutte le istruzioni per effettuare i versamenti.

Il costo

L’importo viene determinato, per i dipendenti, in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di lavoro che precede la domanda. Questo significa, in pratica, che chi decide di versare i contributi volontari deve pagare lo stesso importo che avrebbe versato il datore di lavoro se avesse continuato a lavorare. per calcolare il costo è sufficiente calcolare la retribuzione lorda dell’ultimo anno di lavoro e applicare l’aliquota del 33%. La contribuzione volontaria non può riguardare periodi temporali pregressi, ad eccezione del semestre precedente la data di autorizzazione.
Per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti) il costo è determinato in base alla media del reddito d’impresa dichiarato negli ultimi 36 mesi di contribuzione (3 anni). I contributi da versare sono divisi in sei fasce di reddito. Per il 2016 il minimo mensile è pari a 300,00 euro per gli artigiani e 301,00 per i commercianti. Annualmente, quindi, la spesa non può scendere sotto, rispettivamente, i 3.606 e i 3.612 euro.
Peri coltivatori diretti, mezzadri e coloni, i contributi sono settimanali e l’importo è determinato in base alla media settimanale dei redditi degli ultimi tre anni (ossia delle ultime 156 settimane) di lavoro.

 

Ma conviene la contribuzione volontaria?

La convenienza della contribuzione volontaria è da valutare caso per caso, situazione per situazione. Certamente è utile per chi ha lavorato almeno 10 anni e deve raggiungere il minimo contributivo per maturare il diritto alla pensione. In caso contrario butterebbe via quanto già versato. Nel caso, invece, in cui si sia già maturato il requisito per la pensione una riflessione è d’obbligo: probabilmente ci sono altre vie per “integrare” l’assegno più efficienti. Un’altra situazione dove la contribuzione volontaria può essere utile è il caso di chi è vicino alla pensione di anzianità raggiunta prima di quella di vecchiaia. Con la pensione riscossa anticipatamente recupera parte della spesa sostenuta per la volontaria.

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