Il TFR in busta paga

TFR 3Fino al 30 giugno 2018 i lavoratori dipendenti del settore privato, occupati da almeno 6 mesi, possono chiedere, in qualsiasi momento che l’importo equivalente al TFR sia inserito mensilmente in busta paga, prendendo la denominazione di “quota integrativa della retribuzione” (Quir). Sono esclusi da questa possibilità colf, badanti, lavoratori agricoli, dipendenti da aziende sottoposte a procedure concorsuali o dichiarate in crisi e i pubblici dipendenti. Sono inoltre esclusi dalla Quir anche i lavoratori in cassa integrazione straordinaria e in deroga, i dipendenti per i quali è prevista la corresponsione periodica del TFR, o il suo accantonamento presso soggetti terzi.

L’opzione TFR in busta paga è prevista anche per i lavoratori che abbiano già scelto di destinare il TFR a una forma di previdenza complementare (Fondo chiuso, aperto o PIP): in questo caso è però possibile versare alla forma di previdenza complementare la contribuzione  personale, con l’obbligo per il datore di lavoro, se previsto dal contratto, di versare la contribuzione aggiuntiva a suo carico. La scelta della Quir è irrevocabile sino al 30 giugno del 2018 e non è soggetta a contributi previdenziali, mentre è assoggettata a tassazione ordinaria (aliquota marginale IRPEF). L’aumento che deriva in busta paga determina infatti l’aumento del reddito complessivo, e incide sul calcolo delle detrazioni fiscali, compresi i familiari a carico, ma anche sulle addizionali IRPEF comunali e regionali, e persino sul calcolo dell’Iseo.

Al momento della richiesta, i lavoratori sono tenuti a notificare al datore di lavoro l’eventuale disposizione del TFR a garanzia di finanziamenti in essere: in tal caso non è possibile optare per il Quir finché il soggetto finanziatore notifica all’azienda l’estinzione del debito. Per i dipendenti di aziende con oltre 49 addetti, la Quir è erogata dal mese successivo a quello di presentazione della domanda, mentre per i dipendenti di aziende con meno di 5o addetti, l’erogazione avviene a partire dal terzo mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Con l’opzione Quir i lavoratori sono messi in condizione di scegliere “l’uovo oggi o la gallina domani” . Il TFR è infatti un accantonamento di parte della retribuzione nel tempo, sia che venga gestito come TFR dall’azienda sia che venga destinato a una forma di previdenza complementare.

E’ quindi consigliabile prima di scegliere analizzare opportunità e convenienza della scelta mediante alcuni calcoli, considerando che la somma di TFR inserita in busta paga viene tassata con aliquota marginale IRPEF (tassazione ordinaria), mentre la somma accantonata presso l’azienda sarà soggetta a tassazione separata e, infine, la quota destinata a una forma di previdenza complementare è soggetta a imposta sostitutiva nella misura del 15% che può ridursi sino al 9% in funzione del numero di anni di adesione maturati superiori a 15.

Ipotizziamo quindi un lavoratore dipendente con un RAL (retribuzione annua lorda) di 25.000,00 euro: in questo caso la somma da accantonare come TFR annuo, pari al 6,91% della retribuzione, sarà pari a euro 1.727,50. A quanto ammonterebbero le somme complessive nette  che il lavoratore potrebbe incassare, ipotizzando un periodo di tre anni, a seconda che la scelta sia di destinare il TFR in busta paga, lasciarlo in azienda, o destinarlo a una forma di previdenza complementare?

Vediamo di seguito i calcoli delle tre diverse ipotesi, tenendo presente che nel secondo e terzo caso il calcolo è effettuato per difetto perché non tiene conto delle rivalutazioni che di norma si producono sulle somme accantonate:

1° caso: TFR in busta paga. Tassazione ordinaria: 27% (euro 466,43). Importo netto annuo: euro 1.727,50 – euro 466,43 = euro 1.261,07. Importo netto in tre anni: euro 1.261,07 x 3 = euro 3.783,23;

2° caso: TFR accantonato in azienda. Tassazione separata ipotizzata: 24,10% (euro 416,33). Importo netto annuo: 1.727,50 – euro 416,33 = euro 1.311,17. Importo netto in tre anni: euro 1.311,17 x 3 = 3.933,51;

3° caso: TFR accantonato in una forma di previdenza complementare. Imposta sostitutiva: 15% (259,13). Importo netto annuo: euro 1.727,50 – euro 259,13 = euro 1.468,37. Importo netto in tre anni: euro 1.468,37 x 3 = euro 4.405,11.

 

Di fronte all’imbarazzo della scelta è opportuno che i lavoratori operino scelte razionali e consapevoli, tenero presente che se proprio si può fare a meno “dell’uovo oggi“, pare sia meglio contare sulla “gallina domani“.

 

 

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