Gestione Separata INPS: chi, come, quanto

gestione separataDi cosa si tratta

La Gestione Separata Inps è stata istituita con  la Legge n. 335/95 (articolo 2, comma 26) che ha radicalmente riformato il sistema pensionistico nel nostro Paese, meglio nota anche come “riforma Dini“. L’obiettivo di questa riforma è stato principalmente quello di assicurare una tutela previdenziale anche a tutte quelle categorie di lavoratori, che fino a quel momento ne erano escluse.

Chi deve iscriversi

Devono obbligatoriamente iscriversi alla Gestione Separata Inps le seguenti categorie di soggetti:

  • tutte le categorie di liberi professionisti, per i quali non è stata prevista alcuna specifica cassa previdenziale. Si tratta di professionisti che esercitano attività autonoma, abituale e professionale, ma che non hanno una specifica cassa professionale di appartenenza, come ad esempio gli amministratori di condominio, dei fisioterapisti, ecc. Nella fattispecie devono quindi essere ricompresi anche i professionisti con cassa previdenziale, nel caso in cui, ai sensi del suo regolamento, l’attività non sia iscrivibile: può essere il caso, ad esempio, di un ingegnere che contemporaneamente all’attività professionale svolge anche attività di lavoro dipendente;
  • la quasi totalità delle forme di collaborazione coordinata e continuativa (c.d. co-co-co), che fino ad allora non avevano mai beneficiato di alcuna disciplina specifica, né giuridica, né previdenziale;
  • la categoria dei venditori a domicilio, ex articolo 36, Legge n. 426/71, con contratto di lavoro autonomo;
  • i lavoratori autonomi occasionali, qualora essi abbiano conseguito redditi fiscalmente imponibili superiori alla soglia annua di 5.000 € (riferiti alla totalità dei committenti);
  • gli assegnisti di ricerca e i beneficiari di borse di studio per la frequenza di dottorati di ricerca;
  • i medici con contratto di formazione specialistica;
  • i volontari del Servizio Civile Nazionale.

I collaboratori coordinati e continuativi

I collaboratori coordinati e continuativi (c.d. “co-co-co”) sono anche detti lavoratori parasubordinati, perché rappresentano una categoria intermedia fra il lavoro autonomo ed il lavoro dipendente. Essi lavorano infatti in piena autonomia operativa, escluso ogni vincolo di subordinazione, ma nel quadro di un rapporto unitario e continuativo con il committente del lavoro. Sono pertanto funzionalmente inseriti nell’organizzazione aziendale e possono operare all’interno del ciclo produttivo del committente, al quale viene riconosciuto un potere di coordinamento dell’attività del lavoratore con le esigenze dell’organizzazione aziendale. I requisiti tipici della collaborazione coordinata e continuativa sono quindi:

  • l’autonomia: il collaboratore decide autonomamente tempi e modalità di esecuzione della commessa, tuttavia non impiega propri mezzi organizzati, bensì, ove occorra, quelli del committente;
  • il potere di coordinamento con le esigenze dell’organizzazione aziendale esercitato dal committente, quale unico limite all’autonomia operativa del collaboratore; esso non può in ogni caso essere tale da pregiudicare l’autonomia operativa e di scelta del collaboratore nell’esecuzione della prestazione;
  • la prevalente personalità della prestazione;
  • la continuità che va ravvisata non tanto e non solo nella reiterazione degli adempimenti, che potrebbe anche mancare in virtù delle peculiarità specifiche dell’attività lavorativa, quanto nella permanenza nel tempo del vincolo che lega le parti contraenti. In mancanza di tale requisito, e del correlato potere di coordinamento e del vincolo funzionale, si delinea invece la fattispecie della prestazione occasionale;
  • oggetto della collaborazione devono essere attività con contenuto artistico-professionale o anche attività manuali e operative, purché il rapporto lavorativo conservi il suo carattere autonomo e sussistano quindi tutti gli altri requisiti tipici della categoria;

Ai fini fiscali i redditi percepiti dai co-co-co sono stati considerati, a partire dal 2001, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

Nelle collaborazioni coordinate e continuative e figure assimilate il contributo è per 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del collaboratore. L’obbligo di versamento compete tuttavia al committente anche per la quota a carico del lavoratore, che viene pertanto trattenuta in busta paga all’atto della corresponsione del compenso. 

Attenzione: per i soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo occasionale al superamento della soglia dei €. 5.000 di compensi annui, si applicano le stesse regole viste per i Collaboratori Coordinati e Continuativi.

I lavoratori autonomi

I professionisti, ovvero coloro che svolgono abitualmente professionalmente e autonomamente un’attività di tipo artistico o professionale, nel caso in cui l’attività esercitata non possa essere ricompresa in un albo o elenco professionale, sono tenuti all’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS.  Il contributo totale annuo così determinato dovrà essere versato con lo stesso meccanismo di acconto e saldo previsto per le imposte sui redditi. Il 16 giugno di ogni anno si versa il saldo del contributo dell’anno precedente, e il primo acconto per l’anno in corso (calcolato come il 40% del contributo dell’anno precedente), mentre entro il 30 di novembre deve essere versato il secondo acconto per l’anno in corso, pari questa volta al restante 60% del contributo calcolato sull’anno d’imposta precedente. I contributi devono essere versati con modello F24.

I professionisti che aderiscono alla Gestione Separata Inps hanno la possibilità (e non l’obbligo) di addebitare ai propri committenti il contributo del 4% a titolo di rivalsa. L’esercizio di tale facoltà ha rilevanza solo nei rapporti fra il professionista ed il cliente ed è del tutto ininfluente ai fini del versamento alla Gestione Separata, poiché a quest’ultimo dovrà provvedere sempre e comunque il professionista e per l’intero importo. Attenzione però, tale contributo costituisce reddito professionale soggetto a tassazione Irpef.

Le aliquote contributive

  1. Soggetti iscritti anche ad altra gestione previdenziale o pensionati

    A partire dal 1° gennaio 2016, per i soggetti iscritti anche ad altre Gestioni previdenziali obbligatorie o pensionati, siano essi titolari, o meno, di partita Iva, l’aliquota contributiva previdenziale (di finanziamento e di computo) aumenta dal 23,50% al 24%, raggiungendo così la misura prevista a regime dall’articolo 1, comma 79, della Legge n. 247/2007 (e successive modificazioni). Per i soggetti iscritti anche ad un’altra Gestione previdenziale obbligatoria o titolari di pensione, non è dovuto alcun contributo aggiuntivo a titolo assistenziale.

  2. Soggetti iscritti solo alla Gestione separata e non pensionati

    All’interno della categoria dei soggetti iscritti esclusivamente alla Gestione separata Inps e non titolari di pensione, la Legge n. 208/2015 determina una distinzione tra:
  • i lavoratori autonomi titolari di posizione fiscale ai fini Iva, per i quali il previsto aumento contributivo continua ad essere sospeso;
  • gli altri soggetti (collaboratori coordinati e continuativi, associati in partecipazione, lavoratori autonomi occasionali, venditori a domicilio), ai quali si applica l’incremento stabilito dal suddetto articolo 1, comma 79, della Legge n. 247/2007.

Pertanto, l’aliquota contributiva previdenziale (di finanziamento e di computo) applicabile è, per il 2016:

  • ai soggetti con partita Iva, resta fissata al 27%;
  • ai soggetti non titolari di partita Iva, aumenta dal 30% al 31%.

Con riferimento alla categoria dei soggetti iscritti solo alla Gestione separata e non pensionati, resta, invece, fermo l’obbligo di versare un contributo aggiuntivo a titolo assistenziale finalizzato al finanziamento delle prestazioni economiche temporanee erogate dall’Inps, ove ne ricorrano i presupposti (indennità di maternità/paternità, trattamento economico per congedo parentale, indennità giornaliera di malattia, indennità di malattia per degenza ospedaliera, assegno per il nucleo familiare) pari allo 0,72%.

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